Doposcuola in parrocchia, il 40% dei ragazzi che li frequentano sono stranieri

La Caritas ambrosiana ha disegnato una mappa completa del servizio, che può contare su 267 sedi gestite da volontari. Don Davanzo: «Accorciano le distanze tra primi e ultimi della classe e sono una palestra di integrazione per i giovani immigrati».

Li frequentano settemila ragazzi, più del 40% stranieri. Sono i 267 doposcuola delle parrocchie, «mappati» dalla Caritas ambrosiana che ha presentato la prima indagine completa. Definendoli secondo i risultati emersi una «palestra di integrazione e volontariato». La gestione è affidata infatti a volontari, per il 37% con meno di 30 anni. I doposcuola delle diocesi accorciano le distanze tra i «primi» e gli «ultimi della classe», fanno sentire i figli degli immigrati un po' più italiani, stanno in piedi grazie all'impegno gratuito di alcune migliaia di persone.
La ricerca realizzata tra maggio 2009 e giugno 2010 ha consentito di realizzare la prima mappatura completa del servizio. In media sono presenti in una parrocchia su quattro, con una concentrazione maggiore nelle zone pastorali di Milano (82), Rho (43), Varese (40). Sono esperienze in buona parte consolidate (più della metà ha più di 5 anni) nate per iniziativa diretta del parroco (il 46,6%) o di un gruppo di volontari (49,2%) e sono ospitati negli spazi messi a disposizione dalla parrocchia, prevalentemente negli oratori. Li frequentano circa 7mila ragazzi (dato stimato) delle elementari, media e superiori, la fascia di età più seguita è quella compresa tra gli 11 e i 14 anni. Gli utenti del doposcuola sono più del 40% d'origine immigrata, percentuale che supera il 50% a Milano e nella zona pastorale di Lecco. La ricerca stima 4.500 volontari, in genereadolescenti che frequentano l'oratorio, in alcuni casi studenti delle superiori e universitari.
«I doposcuola parrocchiali sono una palestra di inclusione sociale perché consentono ai ragazzi che partono da condizioni di svantaggio di recuperare terreno e di non essere tagliati fuori nella gara per la crescita e l'affermazione di sé - commenta don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana -. Sono anche una palestra d'integrazione, dal momento che nonostante non siano e non vogliano essere un servizio scolastico integrativo per gli stranieri, sono di fatto frequentati da una quota consistente, che in alcuni contesti come Milano diventa maggioritaria, di stranieri».