La doppia anima di Fabio De Luigi: "Buffone con De Sica e cinico con Salvatores"

L’attore recita in <em>Natale a Rio</em> e <em>Come Dio comanda</em>. &quot;Ma ho detto di no al doppiaggio di <em>Madagascar 2</em>&quot;

Milano - La faccia da bravo ragazzo se la porta sempre dietro. È un po’ la sua fortuna: perché c’è chi fa ridere la platea con l'aria da furbastro, o peggio da carogna, e, quando raccoglie applausi, questi hanno il suono della stima, ma anche del timore. Della serie: rido con te di qualcun altro, ma non vorrei essere nelle tue grinfie. Quando invece Fabio De Luigi fa ridere il pubblico, gli applausi che riscuote sono come la consegna di un biglietto da visita. È come se la gente gli dicesse: senti, io abito qui, sarebbe uno spasso averti come vicino di casa. E c’è una bella differenza, perché la comicità non è come il potere politico: è meglio essere amati che temuti. Per Fabio De Luigi, il 2008 che sta per chiudersi è senza dubbio un annus mirabilis: prima ha condotto su Italia 1 l'ultima edizione de Le Iene, insieme a Ilary Blasi, poi è passato al cinema. A Natale, e scusate se è poco, ha messo lo zampino in due dei titoli forti presenti nelle sale: per lui, in contemporanea, un ruolo comico e da protagonista nel cinepanettone di Neri Parenti Natale a Rio e un ruolo drammatico nell'ultimo film di Gabriele Salvatores, Come Dio comanda. Se poi si sbircia la sua agenda, sembra proprio che anche l'anno che viene sarà, per lui, da ricordare. Un manager d'azienda direbbe: il grafico è in continua ascesa. «Sì - scherza lui - basta che poi il mio non faccia come i grafici delle Borse mondiali di questi tempi». Un modo come un altro per dire che i piedi vanno sempre tenuti ben piantati per terra. Pensieri da bravo ragazzo, appunto.

Caro De Luigi, lei è dappertutto di questi tempi: delirio di onnipotenza?
«Be’, a dirla tutta mi sarebbe piaciuto ripetere l'esperienza di doppiaggio che feci per Madagascar, in Madagascar 2, che è in sala in questi giorni. Poi ho pensato che non sarebbe stato carino nei confronti di chi aveva lavorato a Natale a Rio, il suo prevedibile primo concorrente. E poi sarei impazzito di lavoro».

E poi, non le basta più far ridere: ruba il pane anche ai suoi colleghi non comici...
«Nel film di Salvatores? Sono stato felicissimo quando mi ha contattato Gabriele, con lui ho avuto un'intesa fulminea. Mi sono calato nel ruolo di un assistente sociale non troppo simpatico, che svolge il proprio lavoro con un moto di noia. Si dedica agli altri per inerzia. È quello che tiene d'occhio il protagonista, interpretato da Filippo Timi, un disoccupato padre di un ragazzino. Diciamo che il mio personaggio è un buonista, non un buono».

Un tic tipico dei nostri tempi, o no?
«Sì, però accanto al buonismo va di moda anche il cattivismo: se uno fa qualcosa di benefico, oggi, raccoglie sempre qualche commento cinico e disincantato. Direi che il male di oggi è quello di chi predica bene e razzola male».

Quindi lei non dirà mai che il cinepanettone fa schifo, giusto?
«Assolutamente no. Il cinepanettone fa bene al portafoglio, certo, ma ti dà anche visibilità: è un'occasione per aumentare il proprio pubblico. E comunque nel film di Neri Parenti ho portato il mio stile, non mi sono svenduto».

A proposito di visibilità: nel 2009 De Luigi figurerà in due film importanti...
«A febbraio sarò sugli schermi in Ex di Fausto Brizzi, insieme ad Alessandro Gassman, e poi in primavera nel nuovo film di Pupi Avati, Gli amici del Bar Margherita: due film corali, il primo è a episodi. Io sono protagonista di uno dei sei».

Come ha passato il Natale Fabio De Luigi?
«In famiglia, e in assoluta privacy. Che è poi la cosa più importante».

E il 2009 in tv come sarà?
«Il mio 2009? Per ora voglio riposarmi».