Doppia beffa sui manifesti abusivi: i partiti s’indignano ma non pagano

RomaCome dare torto alla nobile indignazione del Pd? «La violazione delle norme sulle affissioni elettorali è un’offesa al decoro urbano, all’ambiente, all’architettura delle nostre città», dice solennemente il veltroniano (anche nel nome) Walter Verini. Come dargli però ragione, visto che il suo Pd deve la bellezza di 380mila euro al Comune di Milano, per 331 verbali (mai pagati) causa, per l’appunto, affissione abusiva di manifesti elettorali? Però Bersani e soci sono in buona compagnia, con altri furbetti del manifesto selvaggio che poi, di fronte al tentato condono, hanno fatto finta di essere degli angioletti: «È uno scandalo, la casta vuol salvare se stessa!» hanno urlato quelli dell’Idv, travestiti da paladini del decoro urbano. Peccato che tra Roma e Milano il partito di Di Pietro deve qualcosa come 300mila euro, sempre per affissioni abusive, 187mila soltanto a Milano, per 38 verbali emessi dal settore Pubblicità del Comune governato da Pisapia «per affissione abusiva di manifesti su tabelloni elettorali a carico di candidati, partiti e gruppi politici», presi e mai pagati tra marzo e aprile del 2011. Di Pietro che alle Iene, qualche puntata fa, dichiarava: «È una vergogna, io le ho sempre pagate (le tasse sulle affissioni, ndr). Chi non le ha pagate deve essere punito». Mentre Bersani cadeva dal pero: «Non lo so», aggiungendo un «se anche noi del Pd non abbiamo pagato non va bene». Parola di leader.
Tutti si indignano, ma nessuno paga. L’unico che ha il coraggio di difendere i partiti che non pagano è Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds e prima del Pci, uno a cui non si può rimproverare l’ipocrisia. Secondo lui i partiti sono vittime due volte: «I partiti sono vittime dei manifesti abusivi - tuona a Radio24 - Qui si insulta la vittima, cosa che non si dovrebbe fare, perché la vittima va aiutata, faremo ricorso. Non l’ho attaccato mica io il manifesto abusivo. Il vigile urbano deve andare a cercare eventualmente il candidato o beccare l’attacchino». Cioè non è colpa dei partiti, ma dell’attacchino, dunque paghi lui. Vecchia abitudine dei Ds, dal «compagno G» Greganti (condannato per finanziamento illecito al partito) alle scalate di Consorte («abbiamo una banca?»), al sistema Penati (finanziamento illecito del partito), a Tedesco in Puglia, il partito non c’entra mai, anzi è una vittima, anche se magari si arricchisce o risparmia migliaia di euro in tasse per le affissioni regolari.
Intanto il Comune di Milano aspetta ancora 6.156.394 euro dai partiti che hanno attaccato (i manifesti) ma non saldato (il conto). Chi è il primo in classifica dei non paganti? Rifondazione comunista, con 776mila euro di verbali mai pagati, poi la Lega con 745mila, il Pdl con 387mila, la vendoliana Sel con 269mila euro. E a Roma non va meglio. I Radicali (in primis Marco Cappato e Mario Staderini, che denunciano alla Corte dei conti il «furto di denaro pubblico») stimano in 10 milioni di euro l’anno il mancato introito del Comune. Dal registro cronologico delle commesse dell'ufficio affissioni del Comune di Roma si scopre che per gli anni 2010 e 2011 nessuno dei grandi partiti ha pagato un euro di tassa di affissione a dispetto dell'occupazione massiccia e quotidiana di tutti gli spazi comunali. La legge imporrebbe al di imporre le sanzioni (da 200 a 1500 euro a manifesto), coprire la pubblicità abusiva, rimuovere il manifesto e far pagare gli oneri all’abusivo. Ma non succede niente di tutto ciò (anche perché le giunte locali sono espressione degli stessi partiti che dovrebbero multare...).