Doppia grana per Monti tra nomine bollenti e primo scoglio europeo

Il premier temporeggia su viceministri e sottosegretari. I rumors: 15 al Pdl, 15 al Pd e 7 al Terzo Polo. Da martedì incontri con i vertici di Ue, Parigi e Berlino

Roma - Per prepararsi al primo esame con l’Europa, Mario Monti trascorre la giornata tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Una mattinata di lavoro per fare il punto della situazione con i suoi più stretti collaboratori. Il calendario è fitto. Domani ci sarà un Consiglio dei ministri per adottare uno schema di decreto legislativo su Roma Capitale. Martedì il premier è atteso a Bruxelles per incontrare a pranzo il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso e, successivamente, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Giovedì sarà a Strasburgo per un vertice a tre con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Un tour de force diplomatico in vista del quale Monti indossa soprattutto l’abito di ministro dell’Economia, intrattenendosi con i tecnici del Tesoro, in Via XX Settembre, per prendere visione delle carte.

Sullo sfondo resta aperto il problema del completamento della squadra di governo. Una partita che il premier vorrebbe approfondire da giovedì sera in poi e sulla quale, come dimostra il «pizzino» inviatogli in aula da Enrico Letta, inizia a salire il pressing della politica. Le posizioni dei partiti non sono univoche. Il Pdl, in particolare, spinge pubblicamente per una soluzione tecnica. E Renato Brunetta aggiunge: «I sottosegretari li analizzeremo uno per uno e gli faremo l’analisi del sangue. E basta bigliettini». In realtà, anche per una semplice questione di gestione della macchina parlamentare, nessuno fa mistero della necessità di avere all’interno dell’esecutivo figure che abbiano «dimestichezza con il Palazzo e con le sue liturgie». «Il rischio è di avere entità non comunicanti» spiega un funzionario «servono elementi di raccordo altrimenti il lavoro ministeriale rischia di impantanarsi sistematicamente nelle commissioni». Nel caso in cui dovesse prevalere la soluzione politica, comunque, il Pdl punterebbe a individuare come sottosegretari e vice ministri, ex parlamentari non più in carica. Anche in questo caso sarebbe necessario stabilire un metodo, con teoriche quote che vengono così immaginate: 15 sottosegretari al Pdl, 15 al Pd, 7 al Terzo Polo.

Il quadro del totonomine appare ancora molto incerto. La partita più pesante è certamente quella dell’Economia. Qui l’interim a Monti rende necessaria l’individuazione di due viceministri di peso per l’area Tesoro e l’area Finanze che dovranno assicurare la guida operativa del dicastero. Per questo ruolo scendono le quotazioni di Vittorio Grilli e Guido Tabellini che non sarebbero convinti della scelta. Restano in corsa Paolo de Ioanna, oggi al Consiglio di Stato, e Pier Carlo Padoan, attualmente all’Ocse ma non si esclude una promozione per il capo di Gabinetto Vincenzo Fortunato.

Una carta a sorpresa potrebbe essere quella del direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera. Per lo Sviluppo Economico si parla dell’ex commissario dell’autorità dell’energia, Tullio Fanelli. Insieme a lui arriverebbe anche Carlo Crea, capo dipartimento della stessa autorità. Mentre alle Infrastrutture potrebbe andare Mario Ciaccia, già alla Corte dei Conti. Alla Cultura si fa insistente la voce dell’ex assessore al Comune di Roma, Umberto Croppi.

Alla Giustizia in pole-position sembra esserci Giovanni Ferrara, procuratore capo a Roma in scadenza il prossimo aprile, insieme a Michele Saponara e Augusta Iannini, magistrato, già capo dell’ufficio legislativo di Angelino Alfano. Per le Telecomunicazioni si fa il nome di Antonio Martusciello mentre Carlo Malinconico dovrebbe rivestire l’incarico di sottosegretario alla presidenza con delega all’Editoria.