Doppia squalifica, partono le proteste

Argento e bronzo nei 400 misti per Marin e Boggiatto dopo il fenomeno Cseh

nostro inviato a Budapest

Striscia la parola tra toni bassi e qualche acuto. Complotto, si fa sfuggire Barelli, il presidente federale. Ma soggiunge: «Non credo a tanto». «Accanimento», aggiungono i tecnici federali. «Quel giudice è un disonesto», conclude il ct Castagnetti. Altre due squalifiche e l’Italia del nuoto mette il muso. Ad ognuno il suo mea culpa. Ieri mattina, sotto la pioggerellina fitta e il cielo grigio di Budapest, le due staffette azzurre della 4x100 mista si sono conquistate il posto per la finale, vincendo la propria batteria: prima le donne (De Nardi, Boggiatto, Gemo, Pellegrini), poi gli uomini (Catalano, Terrin, Goldin, Galenda) che ci hanno aggiunto anche il record italiano (3’39"16). Ma ogni volta è stato pollice verso. Documentato dal rilievo cronometrico per le ragazze: nel cambio con la De Nardi, la Boggiatto è scattata con sei centesimi di anticipo. Dunque errore umano. Con il solito dubbio circa la vista del giudice quello dei ragazzi. Stavolta non era una signora portoghese, ma un giudice di virata sloveno (Thomas Babele, un nome, un programma) che ha proposto la squalifica di Terrin ad Andrea Thielenhaus, ancora una signora ma stavolta tedesca, giudice arbitro della gara. E lei ha detto sì, senza farsi prendere da alcun dubbio.
Il giudice aveva segnalato una battuta a delfino del ranista, subito dopo la virata. Anzi ha parlato di tripla gambata. «Se fosse stato vero, Terrin sarebbe arrivato a metà vasca. È paradossale. Le immagini parlano chiaro: Terrin ha allineato le gambe e non sgambato», ha replicato l’infuriato Castagnetti. Si trattava di un movimento per ritrovare la posizione corretta e non per avvantaggiarsi.
Da quel momento la furia italiana si è fatta più concreta e decisa. Bartolo Consolo, presidente della Len che organizza gli europei, un italiano contro gli italiani, si è trovato spiazzato, ha capito che, dopo avere tolto l’oro a Loris Facci, senza garanzie di certezza, ci voleva più prudenza. Ha cercato di mediare, parlando di rimedi: «Io sarei d’accordo sull’uso della moviola e dei filmati televisivi. Basta cambiare le regole». La squalifica di Terrin somiglia molto a quella di Rosolino nei 200 misti, quattro anni fa a Berlino: stesso motivo. La Federnuoto ha osservato che questi giudici sono eletti senza aver partecipato a corsi riconosciuti, se non in Italia. «Decisioni beffarde e inappellabili». La Len ha replicato che tutte le proposte di squalifica avanzate in questo europeo sono state accolte, compresa quella per un ungherese. Paola Lezzerini, giudice italiana, ha però raccontato di aver formulato 4 richieste di squalifica: tutte respinte. Un bel muro contro muro. Morale dello smacco: forse sarebbe più utile allenare le staffette. Con questi due, sono 19 i casi in cui le staffette del nuoto azzurro sono state squalificate per un qualunque motivo. Un po’ troppe.