«Doppie fatture Asl, intervenga la magistratura»

La denuncia è del vicepresidente della Regione Augello L’ipotesi è di una maxitruffa che «falsa» il bilancio

Valeria Arnaldi

«La doppia fatturazione è un reato e, come tale, comporta l’obbligo della denuncia. Il presidente della Regione non può chiudere la faccenda, dichiarando che si sente di escludere il dolo. Non è suo mestiere fare considerazioni di questo tipo. Spetta ai magistrati accertare se dietro il presunto illecito si nasconda una truffa. Non alla giunta». Così Andrea Augello, vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, motiva la sua decisione di presentare una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica per verificare gli episodi di doppia fatturazione nelle Asl, resi noti da Piero Marrazzo martedì scorso. Secondo le rilevazioni condotte per conto della Regione da Laziomatica, dal 2004 al 2005, alcuni fornitori avrebbero presentato alle Asl doppie fatture per i servizi prestati. Si tratterebbe di ventiduemila società per un totale di ottanta milioni di euro. «La questione, però, - spiega Augello - è poco chiara, a cominciare proprio dalle fatture. Queste ultime, infatti, sono depositate presso le aziende sanitarie. Quello su cui Laziomatica si è basata per parlare di truffa è l’elenco dei crediti notificato dai fornitori allo sportello regionale. Non è, quindi, possibile escludere errori di interpretazione dei dati informatici commessi dalla stessa Laziomatica. Per la certificazione dei crediti, affidata esclusivamente alle Asl, bisognerà aspettare il 30 giugno. Solo allora, se veramente risulteranno fatture emesse due volte, si potrà parlare di truffa». È stato lo stesso Augello nel 2003, allora in qualità di assessore all’Economia della Regione Lazio, a ideare l’attuale sistema che consente ai fornitori di cedere sul mercato internazionale i crediti del sistema sanitario regionale, ottenendone il pagamento rapido. «L’unica innovazione apportata dalla giunta Marrazzo - prosegue Augello - consiste nella creazione di questo sportello, che, da un lato favorisce la partecipazione dei piccoli fornitori, dall’altro ritarda fortemente le pratiche. Il sistema, di certo, non garantisce da eventuali truffe, come, invece, ha più volte ribadito Marrazzo. La Regione non ha poteri di certificazione, di conseguenza, se ci fossero dirigenti disonesti nelle Asl potrebbero convalidare prestazioni mai effettuate e, quindi, anche il loro pagamento. Si tratta solo di una delle tante bugie dette dal presidente in questa storia, alla quale va aggiunto il risparmio dei milioni di euro oggetto della presunta truffa. Dato che quei soldi non sono mai stati spesi, non sono stati neanche risparmiati». Propenso a ritenere che la questione nasca da errori nella compilazione o lettura degli elenchi, il vicepresidente del consiglio regionale ha chiesto l’intervento di magistrati e carabinieri, indicando come persone informate sui fatti il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, l’assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia e l’amministratore delegato di Laziomatica Edoardo Narduzzi. «Valutando le dichiarazioni del presidente alla luce dei fatti - conclude Augello - non posso che pensare ad un intervento spot, fatto per coprire l’enorme debito regionale che, per il 2005, sfiora i due miliardi di euro. A livello internazionale, i crediti regionali saranno considerati meno affidabili. Non mancheranno le ricadute sul piano nazionale. Il presidente si è limitato a chiamare furbetti quelli che, se le accuse fossero provate, sarebbero colpevoli di truffa. Ciò farà credere ai delinquenti che un illecito contro l’amministrazione si risolve con la pubblicazione di un comunicato stampa».