Da doppietta a doppietta le due vite di Charlton

Bobby Charlton era di un anno più giovane di Edwards e fu uno dei pochi superstiti del disastro di Monaco. Quel giorno aveva poco più di 20 anni ed aveva esordito con il Manchester due anni prima. Aveva appena segnato due dei tre gol con cui i Red Devils avevano pareggiato in casa della Stella Rossa. Due mesi dopo essere uscito miracolosamente dall’incidente, debuttò in nazionale con un gol alla Scozia e venne subito convocato per i mondiali svedesi del ’58. Charlton di fatto diventa l’erede di Duncan Edwards e attorno a lui Matt Busby ricostruisce il grande Manchester. Una rinascita che culmina proprio dieci anni dopo la tragedia con la coppa dei Campioni vinta nel 1968 in finale a Wembley contro il Benfica, in cui Bobby segna un’altra doppietta, proprio come nel ’58 a Belgrado. Charlton sarebbe diventato il capitano e leader di quella squadra, dopo aver vinto il Pallone d’oro nel 1966, l’anno in cui trionfa con l’Inghilterra nel mondiale organizzato in casa. Attaccante a tutto campo, calciatore di grandissima classe, chiude con la nazionale dopo il mondiale del ’70 (106 presenze e 49 gol) ed è considerato il più grande giocatore del calcio inglese di tutti i tempi.