Doppietta rossa in Bahrain

In Bahrain trionfa il Cavallino delle pari opportunità: nessun gioco di squadra per favorire il campione del mondo. E i due piloti che lotteranno fino in fondo per il titolo finiscono insieme sul podio

Sakhir - Missione compiuta: vittoria. La seconda consecutiva, pilota diverso, però. Felipe Massa che domina, risorge e convince. Missione compiuta: doppietta, la numero settantasette nella storia del Cavallino. Missione compiuta, Raikkonen, secondo, che si issa in vetta al mondiale, tre punti di vantaggio sul tedesco della Bmw, Heidfeld, complici i pasticciacci di fenomeno Lewis Hamilton. Ma la vera, importante, suprema missione che andava portata a termine è un'altra: vittoria numero cento della gestione Montezemolo. Mica potevano tergiversare ancora, i ragazzi di rosso vestito, mica la pazienza era infinita.

Fatto sta, ora sono tutti contenti. Dal presidente tifoso che ha visto annullato il distacco nato in Australia, a Felipe Massa che temeva di finire e restare nel tritacarne delle critiche e delle gerarchie nate sul campo. Insomma, contenti tutti, perché al via Felipe è partito meglio di Kubica su Bmw (comunque terzo dietro a Raikkonen), perché - complice dell'olio non segnalato al polacco - è riuscito a passarlo, perché nel frattempo prodigio Hamilton era riuscito a sbagliare la partenza, a tamponare Alonso due volte e a restare perennemente fuori dalle zone alte della classifica. Dirà: «Chiedo scusa al team, ho sbagliato io, non sono riuscito ad accelerare come avrei dovuto, però vedrete, rialzerò la testa in Spagna, prima o poi un week-end sfortunato doveva capitare». Quanto ad Alonso, Lewis farà lo gnorri riguardo al botto: «Se Fernando ha frenato? Non saprei». O lo sai o non lo sai: si sente, ma che diamine! La verità è che erano in accelerazione, per cui ha sbagliato il prodigio. Si saprà poi anche il motivo: nel primo contatto con lo spagnolo si era rotto il ponte, un aggeggio aerodinamico sul muso della macchina, per cui, dopo, l'ha tamponato vistosamente causa la minore aderenza. Quanto ad Alonso, purtroppo, gara anonima.

Ma il capitolo McLaren non è finito: in gara, Hamilton avrà modo di dialogare simpaticamente con l'ignaro Fisichella. Il romano ha appena terminato la sua gara, in fondo dodicesimo con la Force India vale una vittoria, è felice Giancarlo per il bel duello con Hamilton, quando scopre che l'altro l'ha mandato a quel paese con un gesto in mondovisione. E stavano combattendo in pista, mica Fisichella era un doppiato. Quanto a Kovalainen, il finlandese gregario del prodigio, per la seconda volta di seguito finisce davanti al compagno, lo affianca in classifica a quota 14, e comincia a sognare.

Perché le frecce d'argento in Bahrein sono sembrate come le Ferrari in Australia, per cui lontane; però risorgeranno presto, e per il giovane finnico, farsi trovare in Europa accanto a Hamilton, non è male per nulla. E infatti Stefano Domenicali, gran capo della Ferrari in pista, dirà: «Da Barcellona la McLaren tornerà quella di sempre: siamo tre team in tre punti, mai come quest'anno sarà fondamentale l'affidabilità. Ci ha fatto effetto vedere la Bmw così forte, e Kubica è stato bravissimo, lotterà per il titolo fino all'ultimo. Anche se credo che il nostro punto di riferimento resti la McLaren. Abbiamo fatto fatica a recuperare lo zero rimediato in Australia, ma la nostra forza sono il lavoro e la serenità. Non abbiamo reagito in modo super emotivo. E questi diciotto punti erano di straordinaria importanza. Massa? Non doveva dimostrare nulla e in questi momenti la squadra deve star vicino al pilota, deve parlargli, capirlo e fargli sentire che lo stima. Kimi deluso? Purtroppo, avere due piloti sul gradino più alto è impossibile». Per i miracoli si può attendere. Intanto accontentiamoci.