Doppio bivio per l’Italia del pallone

Un grande viaggio comincia con un piccolo passo. Il grande viaggio dell’Italia di Lippi comincia oggi, qui a Düsseldorf, verso la sfida con l’Ucraina e la fase finale del mondiale che sembra caricarsi di mille e uno significati. Non ultimo quello legato alla singolare coincidenza dell’avvio, nelle viscere dell’Olimpico, del maxi processo allo scandalo del calcio. Di qua si rincorre la fama e la gloria, anche il riscatto di un calcio assente da tre edizioni dalla fase più suggestiva (Pasadena ’94 il precedente più illustre), di là si fanno i conti con gli intrecci di Moggi e le richieste del procuratore federale Palazzi. Un grande viaggio comincia con un piccolo passo. E il piccolo passo è quello compiuto ieri da Francesco Totti dentro il cuore dell’Italia trascinata fin qui con una rincorsa da appena undici metri. Un passo dentro lo schieramento titolare da opporre ai gialli di Kiev, i compagni dell’avventura nata sotto il segno e grazie ai sigilli di Andriy Shevchenko. La scelta è fatta, la decisione presa, sorretta anche da una valutazione di natura fisica. Della compagnia degli attaccanti Totti è il più fresco, nonostante il pieno di adrenalina fatto durante quei 18 minuti a Kaiserslautern che sono diventati il monumento su cui ricostruire il proprio mondiale. Che non può essere riempito solo di ripicche e di rivincite provinciali, ma impreziosito, incastonato da perle d’autore, da giocate che lascino il segno nel mondiale. A Kaiserslautern la prima, il lancio telecomandato verso Grosso, più che il rigore.
«Da questo momento si entra nella storia del calcio, e i gol che firmeranno non saranno gol qualunque» ammonisce e stimola Gigi Riva. Le sue parole sembrano ritagliate su misura sulla sagoma enorme e indecifrabile di Luca Toni, lucatoni come vorrebbero che diventasse alla fine i suoi agiografi, al pari di gigirriva, in ritardo però con il timbro della nota ditta (31 reti nella stagione) e con le perfomances degli altri colleghi, Gilardino a segno contro gli Usa, Inzaghi contro la Repubblica Ceca, Totti stesso sul rigore del foglio di via agli australiani. Da una ricerca statistica che pure ha grande valore in un torneo di questo tipo, Toni è il tiratore scelto dell’Italia, a dispetto dei giudizi raccolti e anche delle critiche ricevute. «Mi preoccuperei se non si tirasse in porta» argomenta Riva che continua a professare un ottimismo non di bandiera. Chi arriccia il naso dinanzi all’ultima Italia, involuta e sulla difensiva, con la clava tra le mani secondo la visione suggestiva e carogna dei giornali spagnoli, non ha tutti i torti. Non ci sono armate che travolgono i rivali in circolazione ma ci sono nazionali che fanno del gioco d’attacco il loro dichiarato obiettivo. Poi possono soffrire e magari rinculare lentamente ma hanno trasformato il profilo tecnico in un grido di battaglia.
Immaginare che la cassaforte di Buffon (un solo gol subito, e su autorete per giunta) resista all’arte di scassinatori di fama, come Shevchenko prima e poi di tedeschi o argentini e magari anche di brasiliani, i più rinomati tra l’altro, è un orizzonte troppo piccolo e modesto. Può farci vincere una partita, un duello, una battaglia, non un mondiale. E questa deve diventare la sfida dell’Italia che perde pezzi (ieri lo stop di Iaquinta), deve rinunciare a due squalificati (Materazzi e De Rossi) e pregare sulla guarigione lampo di un fuoriclasse (Nesta). Pensare in grande, ambire al massimo risultato possibile, senza fare calcoli o perdersi nel labirinto di qualche capriccio tattico. Lo meritano tutti, il Totti ritrovato e i tifosi azzurri in giro per la Germania.