Doppio diktat a colletti bianchi e industriali

(...) Ieri l’ennesimo blocco in centro, l’ennesimo caos del traffico. La piazza ormai non è più un’occasione di protesta più che legittima di chi teme per il proprio posto di lavoro. È un rituale, un appuntamento irrinunciabile, un obolo da versare per il mantenimento in vita del sindacato isolato dalle altre sigle. Al gruppo dei lavoratori guidati dalla Fiom Cgil si sono infatti uniti quelli delle Riparazioni Navali e a buon peso anche un gruppetto di studenti. L’importante è marciare, protestare, bloccare, comandare. Tanto che dopo aver tenuto in scacco mezza Genova, il corteo si è diretto verso la sede di Confindustria in via San Vincenzo. Ma non tutto. Una parte di operai, la coda degli oltranzisti si è staccata per raggiungere via Cipro, dove hanno sede alcuni uffici amministrativi della Fincantieri. L’obiettivo era quello di portare in strada anche i «colletti bianchi», gli impiegati che erano come tutti gli altri giorni al lavoro. Il presidio che si è formato davanti al portone ha urlato slogan contro i «krumiri», qualcuno ha tentato anche di entrare per portar fuori con la forza i colleghi, di imporre il dovere di sciopero a tutti. Mezz’ora di tensione, che si è risolta solo con l’arrivo di alcuni leader sindacali, costretti a vestire i panni delle colombe, per convincere tutti a mantenere la calma e a concentrare gli sforzi sulla Confindustria.
Lì, nel covo dei «padroni», c’è stato l’incontro con Marco Romussi, responsabile delle relazioni industriali. Un faccia a faccia imposto per chiedere soddisfazione delle parole di Marco Bisagno, ex presidente degli industriali genovesi, secondo cui quello di Sestri Ponente sarebbe uno stabilimento «di serie B». Soddisfazione che la Fiom Cgil ha ottenuto. Mentre lo stesso Bisagno rettificava su Radio Babboleo il significato delle sue parole, anche Giovanni Calvini, presidente degli imprenditori, veniva convinto a firmare un comunicato ufficiale nel quale si schierava con gli operai, correggendo le esternazioni del suo predecessore e screditando piuttosto l’azienda Fincantieri. Secondo Calvini infatti, l’opinione di Bisagno «va ascoltata e non travisata perché riferita alle note criticità strutturali e impiantistiche del cantiere di Sestri Ponente e non alla qualità delle maestranze le cui competenze non sono messe in discussione». Avendo ottenuto il risultato di spostare l’atto d’accusa sulla leadership Fincantieri anziché sugli operai, il corteo di protesta è stato sciolto. I problemi restano identici a prima, le note positive arrivate dal governo nei giorni scorsi sono le stesse. Ma almeno è stata soddisfatta la necessità della solita prova di forza. Genova è loro.