Doppio gioco in Irak, Verdi tedeschi sotto accusa

Salvo Mazzolini

da Berlino

Strani pacifisti i Verdi tedeschi. Al tempo della guerra in Irak erano in prima linea nell'opporsi a una soluzione militare della crisi irachena. Joschka Fischer, allora numero uno dei Verdi e ministro degli Esteri, assunse una posizione apertamente critica nei confronti della linea interventista della Casa Bianca, pienamente condivisa dal Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder. Entrambi, Schröder e Fischer, ripeterono più volte che fino a quando a Berlino ci sarebbe stato un governo rossoverde nessun soldato tedesco avrebbe messo piede in Irak, neppure per partecipare ad operazioni di peace-keeping. A quasi tre anni da quegli avvenimenti i Verdi tedeschi sono di nuovo in prima linea ma con un obbiettivo diverso e a dir poco sorprendente per un partito pacifista: quello di impedire l'insediamento di una commissione parlamentare che accerti quale fu il vero ruolo del governo rossoverde durante la guerra in Irak al di là delle facili prese di posizione verbali. In altre parole si oppongono all'insediamento di una commissione che indaghi sul sospetto, tutt'altro che infondato, che la Germania pacifista di Schröder e Fischer, al tempo della guerra in Irak, abbia praticato la politica del doppio binario: a parole condannava l'intervento armato per non perdere i voti dell'elettorato pacifista, ma sottobanco aiutava le truppe americane per non inasprire troppo i rapporti con la Casa Bianca.
I sospetti sul doppio ruolo della coalizione rosso-verde sono sorti dopo che alcuni giornali tedeschi hanno rivelato che nell'aprile del 2003 a Bagdad c'erano due agenti del Bnd (lo spionaggio tedesco) che in realtà erano due militari della Bundeswehr, con il compito di aiutare l'esercito americano, non ancora entrato nella capitale, a individuare i bersagli da colpire. Dopo qualche reticenza, Berlino ha ammesso che in quelle tragiche giornate a Bagdad c'erano effettivamente due uomini dei servizi tedeschi e che erano in collegamento con l'esercito americano ma solo per aiutarlo a non colpire obbiettivi civili. Spiegazione che non ha convinto l'opposizione che vuole una commissione per far luce su una serie di aspetti poco chiari: cosa facevano esattamente gli agenti tedeschi a Bagdad, perché erano in collegamento con gli americani, chi li aveva autorizzati. La commissione dovrebbe inoltre accertare: le complicità del Bnd nei voli clandestini della Cia per trasportare i terroristi islamici in prigioni segrete e la presenza di agenti tedeschi agli interrogatori dei detenuti nella base di Guantanamo.
Ed è qui che l'atteggiamento dei Verdi tedeschi diventa strano e contraddittorio. Anziché sollecitare l'indagine parlamentare in modo da dimostrare che loro si sono comportati da veri pacifisti, i Verdi bloccano l'insediamento della commissione. E hanno tutti gli strumenti per farlo perché solo con il consenso dei Verdi l'opposizione può raggiungere la quota di voti necessaria per dare il via all'inchiesta. Secondo la stragrande maggioranza dei commentatori tedeschi il no dei Verdi alla commissione ha una sola spiegazione: il timore che emerga che il coinvolgimento dei tedeschi nelle operazioni militari e di intelligence sia avvenuto con il consenso di Fischer, allora numero uno dei Verdi.