Doppio omicidio a RomaIl grido della mamma:"Dov’è la mia bambina?"

Lia, 27 anni, ancora non sa che Joy, 9 mesi, è morta col marito. <a href="http://www.ilgiornale.it/cronache/_caccia_belve_citta_arrivano_130_uomin... target="_blank"><strong>Caccia alle "belve"</strong></a>: in città arrivano 130 uomini. <a href="/interni/la_capitale_non_sara_terra_conquista_ma_ora_stato_ci_aiuti/06-01-2012/articolo-id=565536-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Alemanno: "Ora lo Stato ci aiuti"</strong></a>

Roma - Il marito, Zhou, steso sul marciapiede, senza più vita. Sua figlia Joy, nove mesi appena, ferita a morte. La madre, Lia, cinese, 27 anni, gli ultimi sette vissuti in Italia, l’ha tenuta stretta a sé fino all’arrivo dei soccorsi. Ha visto il sangue, la ferita che l’ha uccisa, l’ha raccolta lei dalle braccia del padre, crollato a terra mentre la reggeva. Deve aver capito che le condizioni della bimba erano disperate, ma non è riuscita ad accettarlo. In pochi istanti la sua famiglia è stata cancellata, forse da un unico proiettile che ha trapassato mortalmente la bambina e l’uomo. Lei, Lia, secondo i testimoni richiamati dalle sue urla, avrebbe persino tentato di inseguire gli assassini che fuggivano in scooter. Ma una realtà così bestiale non è riuscita ad accettarla. «Dov’è mia figlia? Perché non me la fanno vedere?», chiedeva ieri mattina a chiunque si avvicinasse al letto dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove è stata ricoverata.

Lia ha solo una ferita al braccio, colpito dal taglierino col quale i killer le hanno tolto la borsetta dove pensavano tenesse l’incasso del bar nel popolare quartiere del Pigneto gestito dalla coppia: tremila euro che invece erano nelle tasche del marito. Ma il trauma subìto le ha spento il ricordo insopportabile di quello che è accaduto ai suoi cari nell’aggressione di mercoledì sera. Ricorda la rapina, ha persino descritto i due assassini, appena arrivata in ospedale. «Erano delle belve, mi hanno colpita al braccio per strapparmi la borsa, parlavano romano, uno mi ha detto “ti ammazzo come un cane”», ha raccontato. Poi, il buio. Non sa o non vuole sapere che suo marito è morto in quei pochi metri, tra il bar appena chiuso e la sicurezza di casa, e che la bimba è arrivata senza vita in un altro ospedale, dopo un’inutile corsa in ambulanza.

Così, per proteggerla dalla verità, i medici non hanno permesso a Lia nemmeno di vedere i familiari, che hanno invece piena consapevolezza dell’esito tragico della rapina. La madre della ragazza è rimasta fuori dal pronto soccorso, in lacrime, e la sorella, incinta, ha avuto un malore ed è stata ricoverata nello stesso ospedale. «Ha gli occhi sbarrati e un vuoto su ciò che è accaduto dopo la rapina», racconta il vicesindaco di Roma, Sveva Belviso: «Chiede di vedere i parenti ma ora non è possibile, sono disperati».

Una disperazione che per Lia è solo nascosta, per ora, dallo choc e dalla conseguente negazione della realtà. Arrivata giovanissima in Italia, si era sposata un paio d’anni fa con Zhou, cinque anni più grande di lei, e avevano festeggiato le nozze coinvolgendo la propria comunità e i vicini di quartiere. Insieme Lia e Zhou gestivano il bar, e un’attività di trasferimento fondi. Un cammino di integrazione che si era fatto ancora più concreto nove mesi fa, con la nascita della piccola Joy. Fino a un colpo di pistola che ha spento due vite e ne ha distrutta una terza.