Doppiopesismo in salsa romana

Claudio Pompei

Il doppiopesismo del leader dell’Unione Romano Prodi nel valutare le «ali estreme» dei due schieramenti ha trovato un fedele interprete sul Colle capitolino. C’è, anzi, il rischio che l’«allievo» Walter Veltroni superi presto il «maestro». Come accade nel confronto politico nazionale anche qui, all’ombra della Patavina, il nocciolo della questione riguarda gli alleati «scomodi». Il sindaco è sempre pronto a indignarsi e a intervenire in prima persona se qualche ultrà pazzoide espone striscioni folli o croci celtiche allo stadio; o se un consigliere di An, durante un parapiglia in un’aula municipale, urta inavvertitamente una vigilessa facendola cadere a terra. Ma quando a creare imbarazzo sono i suoi alleati, allora è uno specialista nel defilarsi, nel delegare ad altri la posizione del Campidoglio. Facciamo qualche esempio per capirci meglio. Veltroni ha numerose spine nel fianco, a cominciare da Action. Il sindaco fu costretto a togliere a Nunzio D’Erme la delega al Bilancio partecipato in seguito alla storia del letame davanti palazzo Grazioli. Ma il leader dei disobbedienti romani - per il quale la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio assieme ad altri militanti dell’organizzazione - continua a condizionare le scelte del Campidoglio. Action gestisce, per esempio, sportelli-casa istituzionali in alcuni municipi; riesce a ottenere che il Comune si adoperi a cercare soldi per pagare gli affitti degli immobili che «okkupa» abusivamente e via di seguito, fino alle requisizioni di alloggi sfitti operate in X municipio e ispirate da D’Erme & Co. Sull’argomento Veltroni non ha mai preso una posizione decisa: le occupazioni vengono tollerate in nome dell’“emergenza casa”, anche se in tredici anni di governo della città, il centrosinistra avrebbe avuto tutto il tempo di trovare altre soluzioni utilizzando al meglio le risorse a disposizione.
Un altro problema è quello delle violenze dei centri sociali, documentate l’altro ieri in un libro bianco presentato da Alemanno. In questo caso il sindaco ha delegato una presa di posizione ufficiale al coordinatore della maggioranza Silvio Di Francia che ha, sì, condannato ogni forma di violenza, ma ha anche ricordato l’“importante funzione sociale” che svolgono i centri. Più o meno lo stesso «escamotage» adottato quando si scoprì che la giunta, con una variazione di bilancio a novembre 2005, aveva stanziato centinaia di migliaia di euro a favore di alcuni centri sociali, tra cui quello di via dei Volsci, nonostante la delibera Canale stabilisse che agli interventi ordinari e straordinari dovessero provvedere di tasca loro gli occupanti. Anche allora a rispondere fu Di Francia, il quale spiegò che si trattava di lavori per la messa a norma degli impianti elettrici e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Ma non basta. Ora a creare imbarazzi ci si mettono pure i giovani della Fgci che sul loro sito internet hanno pubblicato una vignetta offensiva nei confronti delle vittime delle foibe, proprio nel giorno della Memoria. La vignetta contestata è stata poi rimossa, ma Azione giovani ha chiesto al sindaco, con una pacata lettera aperta, di invitare in Campidoglio un esule istriano o giuliano-dalmata per dimostrare, con questo gesto di sensibilità, una distanza dalle posizioni dei giovani comunisti. Da Veltroni, finora, nessuna risposta.