Doria incassa i primi 70 voti e promette «discontinuità»

Passin passetto, ecco che Marco Doria, candidato sindaco in quota centrosinistra (ma con il sostegno ufficiale, per ora, solo dei vendoliani di Sel), può esibire la conquista dei primi 70 voti «pesanti»: tanti e tali sono, o almeno si ritengono, i promotori dell’appello a favore della candidatura del docente universitario di Storia economica che s’è messo in testa di competere alle primarie contro le macchine da guerriglia di tali Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. Nel segno, ovviamente, della «discontinuità», parola magica che ricorre nel vocabolario preelettorale della sinistra per proclamare di voler cambiare tutto, purché nella sostanza non cambi niente. È stato così, tanto per restare agli ultimi cicli amministrativi, con Giuseppe Pericu nei confronti di Adriano Sansa, e di Marta Vincenzi nei confronti di Pericu: una maniera furba per proporre agli elettori di area una svolta e convincerli a votare ancora a sinistra. Non si sottrae, in qualche modo, nemmeno Doria. Che pure, va detto per onestà, annuncia di interpretare la discontinuità «nel modo di essere e di vivere la politica», più che come generico ribaltone, come rivoluzione - magari solo annunciata - dell’apparato pubblico. Un esempio su tutti: l’alluvione. Lo dichiara lo stesso Doria, al Ducale, nel corso della presentazione dell’appello dei 70 sostenitori (fra gli altri, Luca Beltrametti, Michele Marchesiello, Antonio Gibelli, Bruno Giontoni, Bruno Morchio, Francesco Surdich, Federico Valerio): «Avverto segnali che poi si spengono - replica alla domanda del Giornale su quanto si senta “discontinuo“ -. Invece bisogna cambiare rotta, mettere sistematicamente a disposizione risorse, impegnarsi per l’assetto idrogeologico del territorio». Proprio quello che non è stato fatto finora. Ma ce n’è anche a proposito del Puc, il piano urbanistico comunale: «C’è molto lavoro da fare. La civica amministrazione non può essere subalterna ai pur legittimi interessi privati». Doria, ormai lanciato, insiste: «Genova è splendida, ma è un po’ seduta. Bisogna darsi da fare per renderla più attiva». Ma è in coda il veleno per i (le) concorrenti: «Finora mi sono fatto vedere poco. Ho visitato i quartieri alluvionati in privato, non mi sono portato dietro il fotografo, e non sono andato in corteo alla testa dei lavoratori Fincantieri. Ci sono altri modi di partecipare, senza andare in giro per farsi vedere». Ce n’è abbastanza anche per far fischiare le orecchie a qualche «compagna» in Comune e al Parlamento...