Il dossier che fa paura Dal caso de Magistris si arriva a Woodcock

Nelle carte degli 007 ministeriali lo scontro tra la Procura di Potenza e il pm di «Vallettopoli»: ha raccolto 129 anni di conversazioni telefoniche

Massimo Malpica

Da una prima lettura dei verbali d’«interrogatorio» del pm Luigi De Magistris era emerso un interesse specifico per la nota inchiesta su affari, politica e massoneria - denominata «Why Not» - da parte degli ispettori di via Arenula, sulla carta scesi tra Potenza e Catanzaro per indagare su ben altro. E ciò nonostante il Guardasigilli si fosse affrettato a smentire tale «interessamento» per un procedimento che vedeva Romano Prodi indagato e lui stesso intercettato. Le ulteriori dichiarazioni del pm catanzarese sui veleni alla procura di Catanzaro lasciano spazio, oggi, a ben altre, gravissime storie.
Il pm calabrese pedinato in Procura

Sono quelle relative ai colpi bassi nell’indagine «Toghe lucane» laddove de Magistris, titolare dell’inchiesta, nega di essere l’autore della costante fuga di notizie in danno di giudici e politici indagati, e confessa di esser stato addirittura pedinato fin dentro il palazzo di giustizia potentino. «Voglio precisare che si stanno verificando ai margini delle indagini che sto svolgendo in Basilicata una serie di fatti anomali. Sono stato destinatario di una sorta di “controllo” dei miei spostamenti all’interno degli uffici giudiziari di Potenza, parrebbe su disposizione della dottoressa Felicia Genovese allora, credo, procuratore». E ancora. «A uno dei miei più stretti collaboratori, un maresciallo della Guardia di finanza di Catanzaro, è stato sottratto il computer portatile che si trovava all’interno dell’autovettura militare». Come se non bastasse, «a oggi, 9 giugno 2007, dopo averlo segnalato ai vertici del mio ufficio, non riusciamo ancora a rinvenire, nonostante le ricerche effettuate dalla mia segreteria, il fascicolo delle intercettazioni relativo al procedimento toghe lucane».
Woodcock intercetta il pm «amico»
Sulla bontà della sua indagine, de Magistris fa continuamente riferimento a quanto dichiarato da alcuni magistrati della procura di Potenza (i gip Iannuzzi e Pavese, i pm Woodcock e Montemurro) relativamente a presunte ingerenze operate da altri magistrati (dal procuratore generale Tufano al pm Genovese) finiti nell’inchiesta del pm calabrese. E proprio uno di questi, Tufano, rilascia al Csm dichiarazioni sconvolgenti sullo stato della giustizia a Potenza. I pm Montemurro e Woodcock vengono bollati come «patiti delle intercettazioni», specie il secondo che «ha fatto fare in tre anni 129 anni di intercettazioni per quasi 13 miliardi di lire».
Nell’audizione a palazzo dei Marescialli del 19 marzo scorso, riportata nella relazione ispettiva, il pg se la prende anche con il procuratore capo Galante. «Di questa guerra che c’è in Procura, dell’aria irrespirabile di quell’Ufficio - mette a verbale Tufano - la prima causa, il primo ed esclusivo colpevole è l’inadeguatezza del procuratore Galante». Quanto ai due sostituti d’assalto «sono piuttosto disinvolti, tra virgolette, in materia di cultura della giurisdizione, in materia di rispetto delle regole e della deontologia e in materia, soprattutto, di rispetto della libertà e della privacy dei cittadini».
Indagato il generale dei carabinieri
Il j’accuse di Tufano si fa esplicito: «Non ho paura di dire che si tratta di due persone che vanno in cerca di visibilità: uno si accontenta del livello solo regionale ed è il sostituto Montemurro; un altro che spazia di più, voi sapete meglio di me che si tratta del sostituto Woodcock». Tufano snocciola l’elenco dei «loro eclatanti flop». La lista comincia con l’inchiesta «Iena 2»: su 51 arrestati «43 sono usciti tutti fuori ma per mancanza di indizi»; domiciliari al generale del Sisde, Orlando, la cui posizione viene poi archiviata. E di più: «Il generale Bellini, (ex) comandante dell’Arma, iscritto per una cosa che ha del romanzesco»; assolto poi il generale Blangiardo con il pm d’udienza che gli fa scuse pubbliche; Woodcock ha intercettato perfino i carabinieri e un ufficiale dello Stato Maggiore mentre questi, insieme alla Procura generale indagavano su di lui. Addirittura la «mitosi cellulare» ha portato all’intercettazione di sostituto con sostituto: «Ho qui la trascrizione dell’intercettazione telefoniche che Woodcock fa del collega Montemurro mentre fa una raccomandazione al capo dei vigili del fuoco di Potenza, poi arrestato e processato».