Il dossier Grecia approda all’Eurogruppo Partita ancora aperta sul fondo salva-Stati

C’è molta carne al fuoco, forse fin troppa, nell’agenda dell’Eurogruppo che torna a riunirsi oggi a Bruxelles. Dopo l’umiliazione subita con la raffica di declassamenti dei rating decisa da Standard&Poor’s e con un recessione sempre più incombente, i ministri finanziari devono trovare le contromisure per riportare l’Eurozona fuori dall’emergenza. Il calo degli spread, per quanto benvenuto, rischia infatti di essere temporaneo se dal vertice nella capitale belga non uscirà un’Unione ricompattata sui temi più caldi.
Si parlerà naturalmente di Grecia, e in particolare dell’accordo non ancora raggiunto con i creditori privati sulla ristrutturazione del debito. La firma sembra sempre vicina («L’accordo sta prendendo forma», ha assicurato ieri Charles Dallara, presidente dell’International institute of finance, che rappresenta le banche creditrici), ma stando alle indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il negoziato avrebbe invece trovato un nuovo intoppo. I finanziatori di Atene (Fmi e Germania in testa), scrive l’International Herald Tribune, sarebbero inflessibili sugli interessi sui nuovi bond che rimpiazzeranno quelli attuali. Il tasso, insistono, non dovrà superare di troppo il 3%. Nei giorni scorsi si era invece parlato di rendimenti attorno al 4 per cento.
Ma il caso-Atene sarà solo uno dei punti all’esame dell’Eurogruppo. Le discussioni riguarderanno anche il rafforzamento del fondo salva-Stati Efsf, per il quale il premier Mario Monti ha chiesto ad Angela Merkel un raddoppio della dotazione, attualmente pari a 500 miliardi di euro. Il potenziamento dell’Efsf, malgrado le resistenze della Germania, è divenuto più urgente dopo i downgrade di S&P; inoltre, una riduzione del debito in 20 anni, come previsto dal «fiscal compact», imporrebbe costi sociali troppo duri con una crisi che perdura. Il governo italiano chiede infatti flessibilità nel taglio del debito con il Patto di bilancio, che quasi certamente verrà siglato nel vertice di fine gennaio e ratificato entro marzo. Francia e Germania, secondo il Financial Times, si presenteranno al vertice con la richiesta di un ammorbidimento delle regole di «Basilea 3», allo scopo di evitare un soffocamento dell’attività di finanziamento all’economia reale. Il documento, chiede un trattamento «speciale» per le banche che controllano compagnie d’assicurazione e uno slittamento di tre anni al 2018 per rendere noti i rapporti di indebitamento, una misura dei finanziamenti messi in atto dalle banche e del relativo rischio.