Dal dossier Mitrokhin al polonio: dodici anni di spie e carte segrete

da Milano

In principio fu Vasili Nikitich Mitrokhin, nome in codice Moujik», piccolo archivista dell’ex Kgb ormai in pensione, funzionario pentito che trascorse gli ultimi anni del suo oscuro ma onorato servizio a raccogliere appunti e schede, pare quasi 300mila, su fatti e misfatti segreti del regime di Mosca.
Spioni d’Italia. Un dossier, il suo, messo assieme con pazienza certosinica, fotocopiando piani segreti ma soprattutto nomi e cognomi dei collaborazionisti dell’Urss che, durante la Guerra Fredda e anche dopo, agivano nell’ombra nei Paesi europei. Tra questi anche l’Italia. In tutto le schede sugli spioni, reclutati tra le fila di pubblici ufficiali, politici, giornalisti, accademici e quant’altro, arrivarono a quota 645 formando il cosiddetto «dossier Impedian». Lo scottante malloppo passò nei primi anni ’90 nelle mani del MI6, il servizio segreto britannico, forse per riconoscenza per l’asilo concesso da Londra al solerte ex archivista. Dal marzo del 1995 alla fine del 1999 gli inglesi passarono diligentemente al Sismi 261 schede che riguardavano l’azione di spie e affiliati in Italia in un arco temporale che va dal 1917 al 1984, anno in cui Vassili fu mandato a riposo. Roma nicchiò. Il Regno Unito si offrì anche, e per tre volte, di accompagnare Mitrokhin in carne ed ossa in Italia per essere ascoltato dai servizi. Tre volte picche.
All’armi. Il primo bubbone scoppiò nel settembre del 1999, all’indomani dell’annunciata pubblicazione sul Times di un libro intitolato «The Mitrokhin archive» a cura del professor Christopher Andrew, nel quale compaiono nomi famosi e anche piani scottanti dei servizi russi, come quello di coinvolgere gli Usa nel rapimento Moro, spiare il Vaticano o screditare l’ex segretario del Pci Enrico Berlinguer. Le bozze della parte del libro riguardante l’Italia, riferirono poi l’ex capo del controspionaggio Domenico Faraone e gli 007 inglesi, sarebbe stata sottoposta in anticipo ai vertici del Sismi, allora diretto da Gianfranco Battelli, e da qualcuno sottoposte a inquietanti «sbianchettature».
Il 24 settembre del 1999 finalmente qualcuno si sveglia e così la Procura di Roma aprì un’inchiesta che portò a decine di indagati.
La commissione. Nel 2002 venne istituita una commissione d’inchiesta parlamentare presieduta dal senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti. Dai documenti raccolti emerse subito chiaro uno scenario in cui numerosi informatori, reclutati soprattutto tra le fila dell’ex Pci, erano direttamente a libro paga di Mosca. Tra questi, il nome più eccellente a figurare era quello dell’esponente del Pdci Armando Cossutta. Ma l’aspetto più inquietante emerso dall’indagine parlamentare riguardò le presunte omissioni da parte dei capi dei tre governi di centrosinistra - Dini, Prodi e D’Alema - nel periodo in cui i vertici del Sismi decisero di non indagare sul «dossier Impedian». In particolare, nel mirino della commissione finì l’attuale presidente del Consiglio che, come dimostrato dagli atti, ricevette sulle rivelazioni di Mitrokhin una comunicazione ufficiale dai nostri servizi segreti. Stranamente disattesa.
Di fronte all’evidenza dei fatti, il Professore fu costretto ad ammettere una sia pur generica assunzione di responsabilità. La posizione di Prodi, finito nel registro degli indagati con D’Alema e altre 19 persone, verrà nel frattempo archiviata dalla procura di Roma il 7 agosto del 2004.
Veleno e veleni. Arriviamo al novembre del 2006, quando l’ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko fu contaminato da dosi letali di Polonio 210 in un sushi bar di Londra mentre era in compagnia di Mario Scaramella, consulente della Mitrokhin. Litvinenko morì pochi giorno dopo, mentre Scaramella, accusato dai media di aver raccolto informazioni dalle fonti dell’ex Urss al solo fine di screditare Prodi e il centrosinistra, finirà indagato per violazione del segreto d’ufficio, calunnia e traffico d’armi. Nei giorni in cui era a Londra, poco prima di essere arrestato, spergiurava di essere in possesso di videoregistrazioni di Litvinenko «riguardanti politici italiani». Il resto è cronaca di oggi.