Dossier sicurezza: troppi capitoli restano ancora senza una risposta

Diciamolo subito: i 200 poliziotti in più e gli 11 o 15 milioni ottenuti con quello che è stato pomposamente chiamato «patto per Roma sicura» firmato dal sindaco Walter Veltroni con il ministro dell’Interno Giuliano Amato sono niente. Acqua fresca. E i 4 «villaggi della solidarietà» dove concentrare i rom oltre il raccordo anulare, che Veltroni ora vuole realizzare con una fretta da tarantolato, sono solo un’idea rubacchiata - male - alle richieste avanzate ad aprile da An e da Gianni Alemanno. «Sicurezza e ordine pubblico» erano il secondo punto del programma con cui Gianfranco Fini si presentò candidato sindaco. Prevedeva espressamente l’apertura di «una vertenza con il governo» e, oltre a interventi di «controllo sull’immigrazione», lo «spostamento di tutte le aree sosta per i nomadi fuori dal Gra». Era il 22 ottobre ’93. Non so se sia la soluzione. Ma una cosa è certa: bene che vada, Veltroni è in ritardo di 7-8 anni. Mentre i due lunghi mandati del suo predecessore, Francesco Rutelli, da questo punto di vista rientrano nella specialità rutelliana: tempo perso.
Almeno, Veltroni lo dica: il nuovo corso sarebbe più credibile. Prima di chiedere aiuto al governo, il sindaco dovrebbe fare quello che rientra nelle sue competenze. È semplicemente sorprendente che dopo quello che è successo nella metropolitana - una ragazza di 23 anni, Vanessa, uccisa con la punta di un ombrello come una volta si scannavano i polli nelle aie - non si sia fatto nulla: non si è cercato di capire perché i vigilantes non sono intervenuti, come è stato possibile che le due assassine si siano allontanate in mezzo alla folla, e che cosa fare. Caro sindaco, quello che è successo dimostra una cosa sola: intere aree della città, i trasporti pubblici, sono fuori da ogni controllo. È sorprendente che nessuna opera di bonifica sia stata avviata sugli autobus dell’Atac infestati dai borseggiatori.
È incredibile che ai Fori, la più grande area archeologica del mondo, si susseguano le assemblee dei dipendenti malmenati (uno è finito all’ospedale) da bande di ladri e zingari. Che imperversano in particolare da quando l’attuale sindaco, con mossa demagogia, ha eliminato il ticket d’ingresso.
Servirebbe prima di tutto un cambio di mentalità, di cultura. Di fronte a questo tipo di immigrazione purtroppo non è più ammissibile il concetto di «reati minori» (che possono restare impuniti, tollerabili). Perché dai «reati minori» nascono grandi tragedie, come ci insegnano i fatti di cronaca.
È vergognoso, per cambiare appena un po’ tema, che di fronte al diluvio di «cartelle pazze» e di multe per far cassa in questi anni siano aumentati i morti e i feriti sulle strade della capitale. Anche questo è «sicurezza». Il Campidoglio per primo rispetti la legalità e quello che prevede il codice della strada: dove sono finiti i soldi delle contravvenzioni? Dove sono i parcheggi realizzati? Quali sono gli interventi attuati per la sicurezza stradale?
Il «dossier sicurezza» è complesso, composto da tanti capitoli, e riguarda ormai il cuore stesso dei rapporti tra questa amministrazione e la città. Concentrare l’attenzione sui campi rom con una fretta sospetta, tanto che è dovuto intervenire il prefetto Achille Serra a frenare, è fuorviante. E anche un po’, un po’ tanto, vigliacco.
pierangelo.maurizio@fastwebnet.it