In un dossier tutti gli sprechi informatici al «Pertini»

Sotto accusa è il servizio che la Telecom ottenne dalla Asl RmB nel settore informatico

Al «Sandro Pertini» assemblea sindacale, ieri mattina, per «denunciare gli sprechi nel settore della sanità pubblica». I sindacati hanno presentato un vero e proprio libro bianco a partire dalla situazione esistente nella struttura sanitaria di via dei Monti Tiburtini. «Il caso in esame racchiude in modo esemplare tutte le caratteristiche negative del sistema degli appalti e delle esternalizzazioni nella sanità pubblica» hanno denunciato i sindacati-. Al centro della denuncia, c’è soprattutto il servizio che la Telecom ha ottenuto dalla Asl RmB nel settore informatico-aziendale. «Un appalto concesso in assenza di gara - dicono le organizzazioni sindacali - per un costo complessivo di 30 milioni di euro nel corso di 10 anni». Un contratto che, secondo l’indagine delle Rdb, ha subito negli anni estensioni e integrazioni e che ha portato alla fine alla scoperta che il servizio da parte della Telecom era stato offerto solo in parte e che l’attività di manutenzione del Cup era affidato, in realtà, a un’altra ditta, la SI&O. «Oltre ad offrire un servizio scadente - aggiungono i sindacati - i costi nel frattempo sono lievitati. Il personale Telecom, infatti, per 25 ore settimanali, calcolato su 48 settimane annue, costa 21.660 euro contro le 17.380 percepite da un dipendente della Asl. Questo, a scapito dei lavoratori, che percepiscono stipendi annui che vanno dai 6mila agli 8.500 euro».
I sindacati avevano già presentato altri dossier sugli sprechi negli ospedali San Camillo Forlanini e Santo Spirito. «Grazie alle nostre inchieste, la procura di Roma ha svolto indagini preliminari - concludono i sindacati - grazie al nostro lavoro sono state bloccate due gare al San Camillo, inutili e dannose oltre che costose per oltre 120 milioni di euro. Spesso però, le inchieste non vanno avanti come nel caso del Santo Spirito dove abbiamo denunciato la realizzazione di due sale operatorie, chiuse e inutilizzate da anni mentre gli interventi per i politraumatizzati vengono effettuati nelle due sale chirurgiche del reparto di ginecologia».