La dote ideale: fallimento

La votazione, ieri mattina, nell’aula dell’assemblea regionale era praticamente blindata. E difatti è filata via in un baleno: nel nuovo consiglio di amministrazione della Datasiel, società a maggioranza Regione Liguria che si occupa di sistemi informatici, siederanno così Stefano Romerio (in quota Comunisti italiani), Marco Maraniello (Margherita-Uniti nell’Ulivo), Pie Paolo Greco (Casa delle libertà e Lista Biasotti), e - ultimo, ma non ultimo, anzi - Osvaldo Borghetti, sponsorizzato nientepopodimenoche dai Ds. Fin troppo facile immaginare che proprio quest’ultimo fosse l’uomo giusto per la presidenza. Roba da ratificare in un amen. E invece, prima ci si è messo di mezzo qualche franco tiratore della maggioranza (che ha negato il voto a Borghetti, risultato secondo degli eletti dietro Romerio). Poi, ci ha pensato Gianni Plinio, capogruppo di Alleanza nazionale, a tirare fuori le eccezioni, con tanto di precedenti, curriculum e visura camerale a carico del presidente designato: secondo il battagliero esponente di centrodestra (tornato, dopo cinque anni sabbatici da assessore, all’antico e tonante ruolo di oppositore intransigente), «Borghetti non ha titolo per diventare consigliere di Datasiel, per manifesta inadeguatezza rispetto ai criteri previsti dalla Commissione nomine per ricoprire la carica». Ciò a seguito - infierisce Plinio - della «venuta conoscenza di una visura camerale relativa a Borghetti da cui si evidenziano ben due fallimenti a carico di aziende (operative rispettivamente nel campo dell’industrial design e della tipolitografia industriale) di cui, nel tempo, egli è stato presidente e amministratore delegato in un caso e presidente nell’altro». Una terza azienda, che operava nel campo della pubblicità e faceva riferimento a Borghetti, ha cessato l’attività ed è stata posta in liquidazione. Insomma: il reale curriculum aziendale di Borghetti - conclude il capogruppo di An - è «assolutamente inadeguato all’incarico conferitogli dal consiglio regionale. Per questo, è giusto e doveroso porvi immediato rimedio, nell’interesse di una società complessa e delicata come Datasiel e dello stesso ente Regione Liguria». In una parola: dimissioni. Allo scopo di sollecitare il provvedimento, Plinio ha scritto al presidente dell’assemblea, Mino Ronzitti, invitandolo a chiedere con urgenza a Borghetti di rinunciare alla nomina. «È incomprensibile - conclude Plinio - come la Regione si sia data criteri precisi per verificare le qualifiche professionali adatte agli incarichi, ma poi non li rispetti». Nel caso-Datasiel, fra l’altro, si richiedeva ai candidati «particolare e provata esperienza di amministrazione e gestione aziendale e competenza culturale». Senza ironia, si presume.