Dotto argento scansafatiche «Incredibile, manco m’alleno»

Per ora, dice lui, è il campione del mondo degli scansafatiche. Poi si vedrà. Intanto intasca un argento fra i siluri e strabilia dicendo: «Pazzesco!». Luca Dotto pensa a se stesso, cognome da nano di Biancaneve, soprannome “Pisolo” che certifica le attitudini naturali, nome che nel giro azzurro va di moda per questioni di gossip, ma il suo tranquillamente accostabile a quello di Fede Pellegrini per questioni di medaglia: si, proprio una ciliegina posata sul mondiale azzurro dei nuotatori. Argento nei 50 stile libero che non è gara da gustare, ma solo da vivere alla velocità d’un battito d’ali, un muover di palpebre. Dura 21-22 secondi, inizia e finisce in un lampo, non è fra quelle olimpiche, ma sta nel pedigree dei campioni, misura il Dna. Anzi, molti di loro sono arrivati ad argento e bronzo (Popov, Biondi, Klim, Van den Hoogebnband) in abbinata a un podio nei 100, la gara vera, quella per i re dei re come nell’atletica.
Quello di Dotto (cognome corto, ideale per i titoli giornalistici) è stato un bellissimo sgomitare d’acqua fra due gigantoni: Cesar Cielo, il re brasiliano con la fedina penale sporcata da una storia di doping, che poi ha vinto con un tempo da siluro di razza (21”52) e Alain Bernard, il quattro ante francese che ha cominciato sgonfiarsi, una volta tolto il costume delle meraviglie, ed è finito terzo. Con le dovute cautele, la medaglia del nostro sembra la più vera, autentica, l’idea per un futuro. Primo mondiale e una cartolina ricordo da metter nell’album: il nuoto dei velocisti ha detto che l’Italia c’è. Quarta la staffetta veloce, settimo Dotto nei 100 metri, argento nei 50 con un tempo (21”90) che sarebbe il nuovo primato italiano senza costume gommato, a 8 centesimi dal record assoluto di Orsi.
Luca ha una faccia da film, sì uno di quegli attori che le ragazze si sbranano con gli occhi. Ed anche le signore mature. Viene da Tombolo (incrocio tra Mammolo e Gongolo), e allora c’è da immaginare che la sua storia abbia strane connessioni con i sette nani, tesserato per Forestale e Larus Nuoto, ha già vinto 4 titoli assoluti tra vasca lunga e corta, e in questi mondiali ha migliorato nettamente il personale. Insomma c’è pasta, c’è stoffa, c’è speranza del futuro, soprattutto c’è l’incoscienza ai limiti della strafottenza, marchio di garanzia dei nuotatori. Più loro rispetto ad atleti, schermidori, ginnasti, calciatori. Se non vai un po’ fuori onda sei nessuno. Dotto ama i motori e la velocità in acqua. E ieri ha sgranato gli occhi quando ha preso atto della meraviglia di giornata. Incredulo. «Non ci credo». Onesto. «Se mi dicevano: vincerai la medaglia nei 50 stile, avrei risposto: siete matti». Casuale. «Ho visto che stavo vicino a Cielo ed allora ho pensato: se gli sto vicino sto andando bene». Ma poi da lì alla medaglia... «Come pensarci? Non mi alleno nemmeno sui 50. Ho la fortuna che mi vien tutto naturale. Sapete, sono un po’ scansafatiche. Si, d’accordo, sto cercando di adeguarmi, ma poi mi lamento quando si fatica troppo».
Sembra guasconaggine, ma tutto è talmente naturale, anche nell’atteggiarsi che vien da pensare al dono di natura. C’è chi lo capisce e acchiappa l’occasione, c’è chi non ce la fa. Lui ce l’ha fatta. Nonostante un fisico ancora da modellare: 80 chili sulla stazza da un metro e 92. Niente male, ma nel nuoto d’oggi rischi sempre di essere un po’ esile. Questo è un Luca fidanzato. Lei si chiama Rossella, è una spadista, quindi da prendere con cautela, e l’aspetta sicura che non abbia deragliato. Ieri Luca non ha smesso di citarla, insieme ai genitori che devono essere stati bravi davvero. «So tutti i sacrifici fatti per me. Per questo la medaglia è dedicata a loro». Vedete, anche l’aria del bravo figliolo non guasta. Chissà come si saranno incendiati, e inumiditi, gli occhi di mamma Gugliemina, nella vita istruttrice di nuoto, e papà Fabrizio che lavora nelle ferrovie. Sembra la favola di un’Italia che ogni tanto dimentichiamo: niente lustrini e tanta forza e coerenza. Luca adesso potrebbe cominciare con i lustrini, ma non gli piace la vita mondana. Nella testa racconta d’aver fatto un salto di qualità, in piscina ci sta riuscendo. Garantito che ce la farà prima lui della Juve, la squadra per cui tifa. Sarà un caso se anche la Pellegrini è tifosa bianconera, cominciò dal Veneto, con un grazie ai genitori e un argento luccicante? Non può essere solo predestinazione.