Il Dottor House che combatte i tumori grazie alla musica

Maurizio Cantore, primario a Carrara, porta i big in ospedale a cantare per i malati. Gli effetti? Sorprendenti. Il suo "Donatori di musica", 120 concerti in quattro anni, conquista tutte le cliniche. Anche in Usa

Le cose uniche sono semplici e a volte un po' anonime. Come l’aria che si respira al Quarto piano. É un’aria di Brahms, ma anche Schumann. Settimana prossima però sarà jazz, tra due tango. Dieci giorni fa c’è stato Gino Paoli e prima di lui Renzo Arbore, domani si vedrà, il palco è aperto a tutti. Al Quarto piano dell’Ospedale di Carrara c’è Oncologia, gente tosta, gente che lotta, tanti modi di dimostrare coraggio, piani per combattere il nemico e un pianoforte a coda per fare musica. Perchè la guarigione, diceva Dietrich Von Engelhardt, storico della medicina, non è una tecnica, ma una cultura. E la musica qui è terapia della felicità, energia nei momenti più duri, voglia di credere in qualcosa di straordinario.
Maurizio Cantore è il primario di Oncologia dell’ospedale di Massa e Carrara, nuova frontiera nella cura dei tumori al pancreas e alle vie biliari. Da lui arrivano da tutta Italia, ottanta all’anno, più di seimila da quando lui è qui: «Il cancro è un bersaglio mobile, ma noi abbiamo armi sempre più sofisticate per sconfiggerlo: con i trattamenti loco regionali riusciamo a ottenere risultati impensabili fino a qualche anno fa». Bolognese, 54 anni, figlio e padre di medico, sposato con una pediatra, ha studiato a Washington e Francoforte e combatte tumori da 22 anni. Vignettista di talento e allievo di Giannelli, a suo tempo paroliere di canzoni, è un Dottor House geniale e ricco di sorrisi che mal sopporta le formalità. Ha abolito il «Lei» in reparto e il camice bianco quando non è necessario, fa terapia anche in terrazza perchè le Alpi Apuane, il mare e il tramonto sono una meraviglia, e ogni lunedì, cascasse il mondo, canta con i suoi pazienti nel tea party delle cinque accompagnato al pianoforte da Andrea Mambrini, suo braccio destro e alter ego: «Siamo arrivati qui insieme da Mantova nell'estate di otto anni fa e a dicembre c'era già un pianoforte in ospedale. È un po’ il nostro juke-box». Guai se ti presenti in pigiama e ciabatte e niente musi lunghi: «Dico sempre: non saranno questi tre o quattro etti di malattia a cancellare 70 chili di persona vitale». Cura i pazienti con le tecnologie più avanzate, ma la musica è parte della terapia: «Ti toglie dall’isolamento, tira fuori le risorse che hai dentro, riduce ansiolitici e antidolorifici: migliora il sonno, le terapie sono meglio tollerate. E hai pazienti attivi al tuo fianco nel cammino terapeutico».
Della passione per la musica, lui e Mambrini, ne hanno fatto missione e medicina. Ogni mercoledì sera nella Sala della Musica del reparto c’è un concerto esclusivo, un festival di Sanremo in corsia, Gino Paoli, Renzo Arbore, ma anche Paola Turci, Dario Vergassola, Stefano Bollani, cantano e suonano senza lustrini, solo per amore, per un piccolo pubblico di eroi: «E sono loro che ringraziano i pazienti, non il contrario». Da quattro anni Carrara, complice lo struggente incontro tra Cantore e il producer discografico Gian Andrea Lodovici a cui ora è dedicata la Sala della Musica dell'ospedale con le grandi pareti a strisce colorate, è la capitale di «Donatori di Musica». Come donatori di sangue perchè di vita si tratta. Una rete di musicisti, medici e volontari, coordinata dal pianista Roberto Prosseda, che organizza concerti negli ospedali, 120 finora in quattro anni. Ma da isola musicale Carrara sta diventando un arcipelago: «Donatori di Musica» è sbarcato negli ospedali di Bolzano, Sondrio, Reggio Emilia, Verona, Roma, Brescia, e presto all'Istituto dei Tumori di Milano, allo Ieo, all'Ospedale del cervello di Palermo, Siena, Genova, Bari. Un’epidemia d’amore che ha attraversato l’oceano fino al Lombardi Cancer Center di Washington. L’America. Portata laggiù da Martin Berkofsky, gigante del pianoforte: vent’anni fa venne diagnosticato un tumore e pochi mesi di vita, da allora suona solo per beneficenza. Perchè la musica, giura Oliver Sacks, è il più completo farmaco non chimico che ci sia. E il mondo non è buono, nè cattivo: è come tu lo fai.