Il Dottor Sottile si confessa in tv: così intasco due vitalizi d’oro

Da lui, presidente della Treccani e da sempre in odor di intellettualismo, ci si sarebbe aspettati una risposta più originale, e invece Giuliano Amato, l’altro ieri sera da Lilli Gruber a Otto e mezzo, se ne è uscito con una banalità: «Scusi, non ho capito la domanda».
Certo, la domanda della Gruber - «È disposto a ridursi la pensione d’oro?» - era forse un po’ troppo grossa per il Dottor Sottile, ma di questi tempi (di «sacrifici per tutti» come si sente un giorno sì e uno sì, e di puntigliosi elenchi dei benefici della casta) ha un suo peso civile. Un peso che ammonta, nel caso di Amato, a 9mila euro di vitalizio parlamentare più 22mila euro lordi come pensione Inpdap da ex professore universitario (totale 31mila euro). Al mese, s’intende.
Certo, alla fine l’ex presidente del Consiglio ha avuto quello che in psicanalisi viene chiamato un insight, un improvviso moto di autoconsapevolezza: «È vero che ho la pensione alta. Ma viene dal fatto che ho passato gli ultimi anni della mia carriera all’Antitrust, i cui componenti avevano il trattamento della Corte Costituzionale». Quando si dice che la scusa è peggiore dell’offesa... Come infatti ha spiegato Mario Giordano sul sito-blog dedicato a Sanguisughe (il suo libro sulle pensioni scandalo) con questa uscita Amato si è tradito da solo, rivelando di aver aspettato di essere all’Antitrust (con relativo maxi stipendio da giudice di Corte costituzionale) per andare in pensione, incoraggiato tra l’altro da una sentenza del Consiglio di Stato che permette di considerare ai fini contributivi il sostanzioso salario. «Ottenuto la conferma - scrive Giordano - ha chiesto il ricongiungimento e, oplà, maxi pensione garantita per il resto della vita». A prescindere dalle domande scomode e dai sacrifici per tutti.