Dottori e ragionieri uniti per il congresso della svolta

Tra le questioni aperte, la Consulta permanente con le Finanze

Laura Verlicchi

Riforma delle professioni, politica fiscale, ripresa economica: questi i temi forti del congresso unitario di ragionieri e dottori commercialisti. Saranno le assise di Roma, con la partecipazione degli esponenti del governo e il dibattito, sicuramente animato, che ne seguirà, ad approfondirli e cercare soluzioni, ma già ora possiamo anticipare le linee guida su cui si impernieranno le relazioni dei due presidenti dei collegi nazionali, William Santorelli (ragionieri) e Antonio Tamborrino (dottori commercialisti).
In realtà, seppure con qualche sfumatura di differenza, le due posizioni sono praticamente sovrapponibili: se non nei fatti, nelle idee la nuova professione unica è già una realtà, e più di un documento comune è già stato elaborato. Così come insieme, fianco a fianco con i rappresentanti delle altre professioni, ragionieri e dottori commercialisti hanno partecipato alla manifestazione del 12 ottobre contro il progetto di riforma.
«Il riconoscimento delle nuove professioni deve avvenire a due condizioni: che siano veramente professioni e veramente nuove, e non è un gioco di parole - spiega Santorelli - Questo significa che non possiamo riconoscere i mestieri, per quanto rispettabili siano, e non possiamo riconoscere attività già svolte da altri professionisti, altrimenti è un escamotage per evitare l’esame di Stato, che invece gli altri sono costretti a superare se vogliono esercitare. Questo vale in particolare per le professioni economiche, che per loro natura stanno sul mercato. E dove si sono già sviluppate tante forme di abusivismo di cui diffidare».
«Il rispetto delle regole deontologiche è conditio sine qua non perché una professione sia tale - ricorda Tamborrino - La nostra posizione combacia con quella del Cup, il comitato unitario, preoccupato per il mancato coinvolgimento da parte del governo dei diretti interessati, ossia dei professionisti. D’altra parte, di una riforma si parla da decenni, ma solo con il governo Berlusconi si era arrivati a un progetto ampiamente condiviso, anche dalle associazioni. Purtroppo, divergenze politiche hanno impedito l’attuazione del progetto Vietti, al quale noi proponiamo di tornare».
Ma non è la riforma l’unico motivo di preoccupazione per i professionisti economici: sul tavolo del congresso ci sarà anche la questione della Consulta permanente tra ministero delle Finanze e professionisti economici, annunciata a settembre dal viceministro Visco. «Ma non c’è ancora - dichiara Tamborrino -, eppure il governo ha preso decisioni importantissime in materia di politica fiscale, dalla rivalutazione delle aliquote ai molti e onerosi - per i professionisti e per i contribuenti - adempimenti. Si è quindi sconvolto un equilibrio stabile, senza, a nostro avviso, incidere realmente sull’evasione fiscale, che meglio si combatterebbe creando i presupposti per un conflitto di interessi tra le parti in causa, ossia aumentando le possibili detrazioni in modo da rendere conveniente la richiesta di ricevute e scontrini».
«Sono incoerenze derivanti anche dal mancato coinvolgimento di chi è a fianco del contribuente ogni giorno, ossia i professionisti economici - dichiara Santorelli - Noi auspichiamo ora un segnale forte di attenzione nei nostri confronti da parte del governo: che potrebbe essere, come ci auguriamo avvenga in occasione della presenza di Visco al convegno, il battesimo ufficiale della Commissione, in modo che possa concretamente iniziare la sua attività quanto prima».
Forte di centomila iscritti, la nuova professione può realmente dare alla ripresa economica un contributo ancora maggiore di quanto non avvenisse in passato. «Il Paese ha bisogno di innovazione e ricerca - ricorda Tamborrino - per consentire una reale internazionalizzazione sul mercato globale anche delle piccole e medie imprese, attraverso consorzi ad hoc e i nuovi distretti produttivi, di cui peraltro nella Finanziaria non c’è traccia».
«Va esaltato il nostro ruolo a fianco delle imprese - conclude Santorelli - Per questo miglioreremo ancora la formazione, che per noi è un obbligo imprescindibile. La concretezza è nel nostro Dna, da sempre: come ragionieri, abbiamo un secolo di storia. E confidiamo che la nuova professione, al di là delle minoranze più o meno rumorose, sentirà questa tradizione come propria».