DOV’È FINITO LO «SCIAGURATO EGIDIO»?

Hai voglia di premere sul telecomando giorno dopo giorno e, nel mare di offerte della programmazione sportiva di Sky, cercare anche quest’anno Lo sciagurato Egidio. Niente da fare, non c’è più. Cancellato, eliminato, soppresso. I motivi? Non si può rispondere che con un «boh», espressione gutturale peraltro assai usata dallo spettatore italiano al cospetto delle bizzarrie dei palinsesti. Fatto sta che la migliore trasmissione sportiva degli ultimi anni, comprendendo nel giudizio sia quelle generaliste che satellitari, in questa stagione non c’è e non si sa se tornerà a data da destinarsi o se la potremo soltanto ricordare con giustificati rimpianti. A ben pensarci però una spiegazione per l’assenza dello Sciagurato Egidio la si può trovare: probabilmente si stagliava troppo nel panorama televisivo a indirizzo sportivo, che di solito tratta la materia nell’unico modo che conosce, un tot di polemiche a gettone, un tot di moviola al chilo fino all’overdose di «se, ma, forse» (roba appetibile solo per i frustrati che vivono del senno di poi), un tot di opinionismo sterile e verboso. E tutto questo su tutte le reti, in modo più o meno indistinto e tale da non distinguere più rete pubblica o privata, circuito grande o piccino. Lo sciagurato Egidio aveva invece trovato un modo originale e colto di occuparsi di sport e di calcio in particolare, approcciandolo secondo un taglio che lo collegava agli aspetti del costume, ai rimandi letterari, alle suggestioni cinematografiche, trattandolo da fenomeno a molte facce, quante ne può contenere l’immaginario popolare, e non da fenomeno da baraccone. Ecco il vizio, l’errore imperdonabile: l’aver voluto osare troppo, la lesa maestà della mediocrità imperante che fa muro e finisce per espellere ciò che non si omologa facilmente al tran tran consueto e rischia anzi di metterlo in discussione. Per usare un termine borsistico, Lo sciagurato Egidio è come se fosse stato sospeso per «eccesso di rialzo», dove per «rialzo» si deve intendere l’innalzamento della qualità televisiva che questo programma aveva portato nel settore sportivo, uno dei più lenti a recepire la necessità di un rinnovamento del linguaggio e del modo di trattare gli avvenimenti. Abbiamo ormai una possibilità tecnologica straordinaria applicata anche alle manifestazioni sportive, abbiamo telecamere e riprese e replay e interattività a portata di telecomando, nonché un menu di campionati e tornei tali da riempire fasce orarie sempre più estese, sino a sfiorare l’indigestione. Ma un ripensamento che riguardi la forma e il contenuto delle trasmissioni sportive tarda ancora a venire, a farsi largo. E là dove il ripensamento c’era stato, come nel caso dello Sciagurato Egidio, lo hanno presto stroncato.