«Dov’è il problema se abbiamo speso 346mila euro per andare in America?»

Vendola vuole le scuse del «Giornale» e sostiene che la missione è costata 76mila euro. Ma il dirigente che lo deve difendere lo smentisce: «La globalizzazione costa»

Giuseppe Salvaggiulo

nostro inviato a Bari

Il governatore pugliese Nichi Vendola convoca una conferenza stampa sulla missione istituzionale della Regione a Washington, oggetto di un’inchiesta del Giornale. E dice: «Siamo colleghi: il mio mestiere, anche se non lo esercito più, è quello di giornalista. Ho a cuore il diritto di cronaca e il diritto di critica, che considero pilastri della democrazia. Ma questo non c’entra niente con la campagna del Giornale contro di me, condotta con una serie di titoli molto gridati. Ho dato mandato ai miei legali di querelare il Giornale per diffamazione continuata a mezzo stampa. Mi dispiace molto, nel mio cuore ho l’ambizione che chi ha diffamato mi possa chiedere scusa».
Vendola definisce gli articoli del Giornale «privi di qualunque fondamento», difende i risultati della missione e ribadisce «la sobrietà» del suo breve soggiorno americano. «Dare notizie false in maniera sistematica, dire che ho fatto una gita spendendo settecento milioni di vecchie lire non è un’informazione, è un’opera di killeraggio». La stessa parola usata martedì, dopo la pubblicazione del primo articolo, per la quale il Giornale lo ha querelato. Poi chiede ancora un atto di contrizione: «È difficile non reagire a un tentativo di delegittimazione morale. Si dica: abbiamo sbagliato». Il vicepresidente della giunta di centrosinistra, Sandro Frisullo, parla invece di «malafede», «menzogne», «montatura scandalistica» e «falsi moralisti dell’ultim’ora».
Fin qui la parte della conferenza stampa dedicata al Giornale. Poi c’è una parte dedicata all’opposizione di centrodestra: «Risponderemo in Consiglio regionale alle loro interrogazioni, a differenza di come faceva la giunta Fitto». Forza Italia replicherà in serata: «Li aspettiamo da un mese, le missioni della giunta Fitto sono tutte documentate, non ci siamo mai sottratti a chiarimenti».
A entrare nel merito della questione sono poi lo stesso Frisullo, assessore allo Sviluppo economico e responsabile della missione, e alcuni dirigenti che se ne sono occupati. Ecco la difesa della giunta: «Si è deliberatamente confuso tra la previsione dei costi della missione Progetto Puglia-Usa e i costi relativi all’organizzazione del viaggio a Washington». Secondo Vendola e Frisullo, il costo effettivo del viaggio è pari a 76mila euro. A sostegno di questa tesi, mostrano una tabellina sintetica con dieci voci di spesa. «Non è un rendiconto completo - ammettono - ma le voci principali ci sono». In effetti il rendiconto è parziale. La tabellina non contiene indicazioni di fatture o ricevute, né il numero di persone per cui le spese sono state sostenute. Alcune voci sono incomplete, altre omesse. Esempio: per la partecipazione al galà del Niaf (l’organizzazione degli italoamericani) mancano le spese per la progettazione e l’allestimento dello spazio espositivo: oltre 40mila euro.
Vendola e Frisullo esibiscono poi il progetto dettagliato della missione, con la previsione dei costi per 345mila euro, approvata con un atto ufficiale dell’amministrazione. Si tratta di 56 voci (nel grafico ne riportiamo alcune) contro le 13 della tabellina del rendiconto. Ma per la giunta fa fede la seconda, non il primo.
Chiediamo informazioni su alcune voci contenute nel preventivo ma non nella tabella del rendiconto. Per esempio, 9.600 euro per lo scouting: che cosa hanno fatto quattro persone impegnate per 20 giorni? «Non lo sappiamo», è la risposta. Visto che si tratta di attività precedente al viaggio di ottobre, perché non se ne sa ancora nulla e manca la rendicontazione, sia pure sintetica, nella tabellina? E perché l’amministrazione, prima di approvare quel preventivo di spesa, non ha fatto alcuna osservazione o chiesto approfondimenti alla Pugliaknowhow che che lo aveva predisposto? «Sono macrovoci generiche - spiegano i dirigenti -, non entriamo nel merito». Per esempio, è stata deliberata una spesa di 30mila euro per brochure, cartelle stampa, penne e blocchi appunti personalizzati, cartelle portadocumenti, cd rom, badge e libri omaggio per gli americani. Ma nella tabellina riassuntiva non ce n’è traccia. Che fine hanno fatto? Non c’è una spiegazione ufficiale.
Secondo Vendola e Frisullo la questione è risolta: il viaggio di quattro giorni è costato 76mila euro, tutto il resto con il viaggio non c’entra niente. Sono «attività sempre inerenti al progetto, ma precedenti e successive al viaggio». Chiediamo se queste attività non legate al viaggio siano state previste in un atto ufficiale. Risposta: «Sono nel progetto preventivo, nel capitolo Ulteriori attività connesse all’evento, per cui si prevede di spendere 102mila euro». Obiezione: l’unica voce slegata dal viaggio è il seminario post evento, che costa 11.500 euro. Tutto il resto non sembra successivo al viaggio. Esempio: lo spettacolo musicale di artisti pugliesi (36mila euro) non è quello andato in scena alla Georgetown University, dunque durante il viaggio? Risposta: «Sì, può essere». Allora anche queste voci ineriscono al viaggio, pure se non computate nella tabellina esibita da Vendola e Frisullo? «Non si può dire». Alla fine sbotta il dirigente responsabile dell’assessorato: «Ma dov’è il problema se si spendono 346mila euro per andare a Washington? Oh, l’internazionalizzazione costa!».