DOV’È LA VITTORIA?

Ieri sera ero ospite di Franca Brignola a Telegenova per un dibattito sulla manifestazione no-global di sabato scorso, intitolato Genova ha vinto. Ovviamente, per motivi temporali, sto scrivendo prima della trasmissione, che va in onda in diretta, e non so nemmeno chi fossero gli altri ospiti, anche se a naso penso che potesse esserci anche don Gallo, che in questi casi non manca mai.
Ma, in attesa di andare in onda, qualcosa posso già scrivere. Ed è relativo al titolo. Ma siamo proprio sicuri che Genova abbia vinto? Io, ad esempio, non lo sarei per nulla. In cosa consisterebbe la vittoria? Nell’aver speso 70mila euro e non duecentomila come ha precisato ieri Marta Vincenzi in consiglio comunale? Nel fatto che, stavolta, non è morto nessuno? Nella circostanza che le scritte sui muri contro la polizia, Raciti, Ruini, Ratzinger e i martiri di Nassirya sono state cancellate in poche ore? Nel mancato incasso da parte di moltissimi commercianti che hanno rinunciato a tenere aperto sabato pomeriggio o che, quando hanno aperto, hanno registrati incassi magrissimi, soprattutto per un sabato pomeriggio già pre-natalizio?
Non c’è bisogno di retorica patriottica. Non c’è bisogno nemmeno di inno di Mameli, ma dov’è la vittoria in tutto questo? In che cosa Genova ha vinto?
Certo, i manifestanti hanno sfilato senza sfasciare vetrine, senza saccheggiare negozi e non ci sono stati morti. Ma basta questo per dire che Genova ha vinto? Basta che non ci scappi il morto e che il bilancio si limiti a qualche scritta contro le forze dell’ordine sui muri per affermare che si tratta di un grosso successo? Siamo mitridatizzati a tal punto da festeggiare la mancanza di incidenti cruenti? Non dovrebbe essere la normalità? Così come non dovrebbe essere la normalità andare alle manifestazioni senza passamontagna, senza bastoni, senza estintori, senza corpi contundenti? Non dovrebbe essere la normalità andare in autogrill senza coltelli, lame e sassi o calcificazioni varie nelle tasche?
Eppure, siamo qui a festeggiare. Eppure, Marta Vincenzi - che pure nei giorni precedenti aveva avuto la lucidità di spiegare che non partecipava alla manifestazione perchè non condivideva la piattaforma degli organizzatori che contestavano i magistrati per le richieste di condanna degli accusati di devastazione e saccheggio - non ha resistito alla tentazione di fare una conferenza stampa trionfale un’ora dopo la fine del corteo. Certo, occorre darle atto che la macchina comunale ha funzionato bene.
Ma ribadisco la considerazione precedente: non mi pare davvero una cosa per cui esultare. Gli unici che hanno diritto di farlo a pieno titolo sono il prefetto Giuseppe Romano e il questore Salvatore Presenti, bravissimi, veri eroi della giornata. Ma triste è il Paese in cui diventa un eroe chi sa garantire quello che dovrebbe essere un diritto elementare di tutti: l’ordine pubblico.