Ma dove tagliare resta un mistero

(...) alle sciocchezze. Ma questa, purtroppo, è la stagione delle quotidiane dichiarazioni roboanti trasmesse ogni sera dai telegiornali di mamma Rai. Nelle stesse ultime settimane tutti hanno chiesto o annunciato una riduzione della spesa pubblica primaria, quella - cioè - al netto degli interessi.
È inutile dire che se cercate qualcuno, politico o economista, che spieghi come «coprire» la riduzione del gettito fiscale o quale spesa ridurre, non lo troverete mai. Nel dettaglio, infatti, c’è solo un grande silenzio. Anzi, in qualche caso c’è anche una schizofrenia di massa guidata spesso da una parte della cosiddetta grande informazione.
Prendete, ad esempio, il tema della pubblica amministrazione. Tutti sparano a palle incatenate sulla sua inefficienza e sui vari fannulloni disseminati qua e là lungo tutto l’italico stivale. Gli stessi giornali che più danno fiato a questi lamenti da alcuni giorni inneggiano all’ex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini autore della riforma della pubblica amministrazione degli ultimi anni Novanta chiamato dal presidente Sarkozy nella commissione per rilanciare la competitività del sistema economico francese. Delle due l’una: o ciò che si dice sulla nostra pubblica amministrazione è in gran parte falso o la riforma Bassanini è stata un disastro. Noi riteniamo che questa seconda tesi sia nel vero. Se così fosse, bisognerebbe forse avvertire i nostri amici francesi. C’è anche chi, intriso di cinismo, plaude al fatto che Bassanini con il nuovo impegno non avrà più il tempo di interessarsi del nostro Paese. Della sua azione per brevità vogliamo ricordare solo una cosa e cioè il blocco della mobilità dei pubblici dipendenti. Nel periodo ’88-93 quasi diecimila dipendenti pubblici passarono da un ufficio all’altro sulla base degli esuberi e delle carenze di personale. Dal ’96, invece, tutto è stato fermato. Auguri ai francesi.
Ma torniamo alle questioni economiche e a quelle della Finanza pubblica di casa nostra. Nel caravanserraglio delle dichiarazioni spiccano, naturalmente, quelle di Padoa-Schioppa. Da tempo, infatti, il nostro ministro dell’Economia dice che quest’anno non ci sarà bisogno di una manovra correttiva aggiungendo, subito dopo, che se si vogliono fare, però, altre spese, bisogna finanziarle. Ciò che Padoa-Schioppa non dice è che il governo ha già sottoscritto nuovi impegni di spesa per 21 miliardi di euro come si evince dallo stesso Dpef (previdenza, pubblico impiego eccetera). Come si vede accanto al genericismo dei dichiaranti giornalieri ci sono le menzogne del ministro dell’Economia o le furbizie di Vincenzo Visco che spiega agli imprenditori che lui è pronto a ridurre le tasse sulle imprese a condizione che vi sia un ampliamento della base imponibile. Insomma il carico tributario sulle aziende può essere modificato nelle sue componenti ma non certamente ridotto. E per finire è utile ricordare che le grandi poste di bilancio della spesa corrente primaria sono le pensioni, il pubblico impiego, gli enti locali e la sanità.
Da oggi in poi sarebbe utile che, in particolare i rappresentanti della maggioranza, ma non solo, avessero il coraggio, parlando della riduzione della spesa pubblica, che intanto ha superato il 50 per cento del Pil, di indicare anche il settore nel quale tagliare e con quali strumenti. Diversamente è più saggio tacere. Per la loro dignità e per quella del Paese intero. Da parte nostra non ci sottrarremo a questo impegno.
Geronimo