IL DOVERE

C’è una semplicissima parola di cinque lettere che, negli ultimi tempi, nella Genova sportiva sembra caduta in desuetudine, ed è la parola «scusa». Peccato, perchè sarebbe la parola che aprirebbe le porte a un nuovo clima più civile, più ordinato, più sereno in una città dove c’è chi continua - persino sui giornali più seri e più diffusi - a giocare ad avvelenare i pozzi, a chiudere gli occhi, a illudere i tifosi, a minimizzare la situazione di questi giorni, facendo finta che la giustizia sportiva non sia quello che è: l’esatto contrario del garantismo. Non capendo o, fingendo di non capire, che sta scherzando col fuoco. Parlare di complotti, prendersela con i magistrati, i giornalisti, gli imprenditori genovesi - i Maniman ça va sans dire - secondo noi è il modo migliore di danneggiare il Genoa pensando di aiutarlo. Il fatto che in questo giochetto ci caschino anche persone altrimenti colte, altrimenti intelligenti e altrimenti civili, preoccupa un po’.
«Scusa» si diceva. Nei giorni scorsi, ad esempio, siamo stati noi a chiederlo ai nostri lettori che, equivocando su alcuni titoli un po’ forti, si erano sentiti toccati in quanto genoani. Abbiamo pubblicato le loro lettere, dato spazio alle loro idee e, quando è stato possibile, ci siamo confrontati direttamente con loro. Remiamo tutti dalla stessa parte, vogliamo tutti il bene di Genova, del Genoa (e, naturalmente, anche della Sampdoria). Credo che ci siamo spiegati e ora lettere e telefonate sono compatte. Come sempre, non c’è niente di meglio che parlarsi per capirsi. Anzi, alcune delle lettere pubblicate all’interno o telefonate come quelle del nostro caro lettore Vallebella e dei suoi amici, aprono il cuore. Grazie.
«Scusa», però dovrebbe dirlo anche qualcun altro. Per esempio, le società calcistiche genovesi per come hanno organizzato il primo giorno del rinnovo abbonamenti. Lunedì e ieri si sono viste scene vergognose, code al sole, svenimenti e tifosi trattati come carne da macello. Qualcosa addirittura peggio del presunto illecito sportivo. Alla Sampdoria va dato atto di aver almeno chiesto scusa ai suoi tifosi, anche sul proprio sito ufficiale. Il Genoa, i cui tifosi sono stati commoventi in questi giorni per attaccamento alla maglia, nemmeno quello. Un complotto dei Maniman, dei pm e dei giornalisti anche le code sotto il sole? E se i tifosi rossoblù fossero molto più semplicemente migliori dei dirigenti che idolatrano?
Infine, un ultimo «scusa» lo vorremmo sentire da Bazzani. Sono e resto convinto che se Fabio non torna a Genova è meglio per tutti. La Sampdoria ha bisogno di ben altre punte rispetto a un giocatore che ha fatto quattro gol nell’ultima stagione. Walter Novellino, che è un amico e un signore, ha messo una pietra sopra le brutte esternazioni di Bazzani degli ultimi mesi. Ma, se il neomarito di Alessia Merz non chiede pubblicamente e umilmente scusa del suo comportamento a tutti i sampdoriani, credo che non meriti nemmeno di riprovare a scrivere la sua storia blucerchiata. La scolorina - in condizioni di emergenza di mercato - può essere ammessa, le macchie d’unto sulle pagine no.