Doveva morire come Falcone ma un pentito salva il capo dei gip

La mafia di Gela voleva eliminare Ottavio Sferlazza: una carica di tritolo sarebbe esplosa al suo passaggio in auto

Mariateresa Conti

da Palermo

Doveva saltare in aria come Giovanni Falcone. Come Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, come i tanti colleghi trucidati con autobombe cui lui, Ottavio Sferlazza, capo dei Gip di Caltanissetta, da magistrato, ha reso giustizia, condannando esecutori e mandanti a severe condanne. Ma il piano di morte ordito da un clan, quello dei Rinzivillo, della mafia di Gela, è saltato. Un nuovo affiliato - un ex commerciante vittima del racket e costretto dai boss a occuparsi della preparazione dell'agguato - ha scelto di collaborare e ha raccontato tutto ai magistrati. Appena in tempo, perché l'agguato sarebbe dovuto scattare proprio in questi giorni.
Il magistrato, da sempre ritenuto «troppo severo», doveva morire lungo la strada che da Gela porta a Caltanissetta.
Il tritolo stava per arrivare, complice un patto, a quanto sembra, con la 'ndrangheta, che avrebbe dovuto fornire l'esplosivo. Ed erano stati fatti anche tutti gli accertamenti preliminari: pedinamenti, cronometraggio degli spostamenti. Quello che però la cosca dei Rinzivillo non aveva messo in conto era la collaborazione del commerciante, un incensurato sconosciuto alle forze dell'ordine. L'uomo, ex titolare di una concessionaria di auto, ridotto sul lastrico dal racket e quindi costretto a prestare alla mafia i suoi servigi, non ha retto all'orrore. E così si è rivolto alle forze dell'ordine, spiegando per filo e per segno il piano.
Grazie alle sue rivelazioni sono state arrestate due persone, entrambe di Gela: Paolo Palmeri, 38 anni, e Salvatore Azzarelli, 29 anni, giovane ma già affermato boss in carriera, fratello di quella Emanuela Azzarelli balzata una decina di anni fa agli onori delle cronache (adesso però ha completamente cambiato vita) perché leader di una feroce baby-gang. Il fermo immediato si è reso necessario perché l'agguato era ormai imminente. Proprio in questi giorni l'auto di servizio del giudice era stata bloccata da due strani incidenti.
Gli atti, per competenza, sono stati trasmessi alla procura di Catania.
Sferlazza doveva morire per diverse ragioni. Per il suo rigore e la sua severità (proprio Palmeri, con un rito abbreviato, era stato da lui condannato a 14 anni per una serie di reati); ma anche nell'ambito dello scontro tra cosche che, a Gela, vede contrapposti il clan dei Rinzivillo e quello degli Emmanuello, al momento attuale dominante. Uccidendo il capo dei Gip di Caltanissetta i Rinzivillo volevano far valere la propria supremazia e scalzare i rivali. Il giudice Sferlazza non ha voluto fare commenti, e ieri mattina si è recato, come sempre, in ufficio.
Al magistrato sono arrivati numerosi attestati di solidarietà. Dal deputato diessino Giuseppe Lumia e dal deputato di Forza Italia, Angelo Alfano.