Dovrà creare un filo tra metrò e treni superveloci

Elio Catania sale sul treno dell’Atm. Presidenza che s’annuncia rivoluzionaria per il trasporto pubblico locale. All’ex presidente delle Ferrovie dello Stato spetta infatti il compito di realizzare una rete integrata di trasporti che colleghi il sistema ad alta capacità ferroviaria alla rete urbana.
Ma la new version dell’azienda tranviaria milanese si declina pure nella creazione di tre o più piattaforme merci con Rete ferroviaria italiana e nel via libera al sistema di integrazione tariffaria ovvero al biglietto unico integrato.
Sfida niente male per l’azienda di Foro Bonaparte già pronta alle gare dopo la divisione della società tra patrimonio e servizi. Impegno ambizioso per il cinquantanovenne manager, che prima di guidare Atm e i treni italiani - tra l’altro, sua la mini-rivoluzione dei treni low cost Milano-Roma a nove euro - ha trascorso trentacinque anni ai massimi vertici di Ibm. Missione accolta positivamente da Roberto Monticelli della Uil, «c’è un’insoddisfacente risposta ai bisogni di mobilità che rende indifferibile l’intervento della nuova presidenza Atm».
Impresa resa possibile anche da nove anni di bilanci Atm con segno positivo: lascito della gestione dell’uscente Bruno Soresina - «la mia sfida impossibile in Atm l’ho vinta» -, che ha ripianato un passivo (con valore attualizzato, ndr) di 1.177 milioni di euro.
Conti in attivo più record di passeggeri e di chilometri percorsi oltreché investimenti corposi e parco mezzi rinnovato: «Strategia che ha equilibrato i conti riducendo però la qualità del servizio» chiosa Davide Corritore. Nota che il vice presidente del consiglio comunale accompagna con una speranza: «Che la Atm di Catania pensasse meno all’attivo di bilancio e più alla mission del servizio pubblico. Bisogna capire che il valore dell’azienda tranviaria dev’essere ottimizzato nell’interesse pubblico, non di quello privato o solo di alcuni azionisti». Come dire: «Atm dovrebbe divenire una public company e uscire da una visione puramente municipale ossia aprirsi all’area metropolitana».
Domani che Elio Catania ha ben presente: necessariamente Atm è all’interno del processo di liberalizzazione, le rendite di posizione del passato sono solo un ricordo. Già lo testimonia, ad esempio, il programma triennale sulla mobilità di Palazzo Marino, dove si razionalizza la distribuzione delle merci attraverso la creazione di alcune piattaforme nella cintura milanese: «Il nuovo management deve raggiungere quindi un accordo con Fs e pure con le Ferrovie Nord sul biglietto unico» osserva Giulio Gallera, capogruppo consiliare di Forza Italia.
Accordi «indispensabili» anche per Dario Balotta della Cisl , «a Milano usa l’auto il 72 per cento dei cittadini contro il 64 di Vienna , mentre la percentuale di chi usa il trasporto pubblico è, rispettivamente, solo il 28 per cento contro il 36 ». Annotazioni che non ammorbidiscono il refrain di Matteo Salvini: «Non ci va giù Catania all’Atm. Questione di metodo e di merito: le scelte di peso vanno discusse e, poi, non ci sembra che la gestione dell’ex manager Ibm abbia lasciato una situazione alle Fs né finanziariamente né strutturalmente brillante». Valutazioni politiche del capogruppo leghista, che vuole ignorare il passaggio di Catania attraverso i saggi e i partiti. Ma la nuova presidenza, quella della sfida Atm verso il futuro, è ormai una realtà.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it