«Dovrebbe domandarsi se questa è la sua casa»

nostro inviato a Riva del Garda

Roberto Formigoni è uno dei difensori dei valori cristiani del Pdl. E alla riunione annuale di Rete Italia (puntualizza lui), dove l’intervento introduttivo è stato affidato al cardinale Angelo Scola, la distanza di posizioni da Gianfranco Fini si avverte in modo ancora più distinto. Formigoni è convinto di essere dalla parte della maggioranza del partito: «La linea del Pdl è chiara ed è quella del Ppe».
Pensa che ci sia un caso Gianfranco Fini nel Pdl e che le sue posizioni siano troppo divergenti?
«La linea del Pdl è chiara. La Carta dei valori è già stata scritta ed è quella del Partito popolare europeo, come dimostra la decisione del premier sulla vicenda di Eluana, che con grande coraggio ha voluto addirittura porre la fiducia. Vorrei ricordare che di fronte a Eluana il premier non ha guardato i sondaggi, ma ha preso la decisione che riteneva più giusta. Se uno non si trova d’accordo con la linea del governo e della maggioranza una volta su dieci, certamente può ricorrere alla libertà di coscienza, ma se capita otto volte su dieci forse bisogna cominciare a domandarsi se non hai sbagliato partito».
Vuol dire che Fini ha sbagliato partito?
«Mi spiace che venga attaccato e non condivido i messaggi che arrivano sui blog, ma dico anche che un partito ha bisogno di disciplina e può capitare qualche rarissima volta o a una piccola minoranza di ricorrere alla libertà di coscienza. Non può essere certo la regola, non si può pensare di votare ciascuno di testa sua. Il vascello del Pdl deve essere guidato da un capitano. C’è bisogno di un leader e noi abbiamo la fortuna di averlo in Silvio Berlusconi».
A fine mese ci sarà il congresso. Come sarà eletto il presidente del Pdl?
«Berlusconi è stato già eletto dagli italiani e non c’è bisogno di fare questioni di lana caprina: lo voteremo per alzata di mano e con un applauso. Se poi ci fosse uno squilibrato che vuole competere con lui, ma è un’ipotesi assurda, un periodo ipotetico di quarto grado, allora si ricorrerà al voto segreto. Sarà eletto per acclamazione perché l’hanno già acclamato gli italiani».
Nel suo discorso ha chiesto congressi a breve e parlato di un rischio di sospensione democratica nel Pdl. A che cosa si riferisce?
«Se il leader non è in discussione, c’è anche la necessità che il Pdl sia un partito aperto e democratico, con una classe dirigente da eleggere democraticamente e cinque anni di sospensione democratica mi sembrano un po’ troppi. Per questo chiediamo per l’estate del 2010 congressi provinciali e regionali per ridefinire i coordinatori che temporaneamente, ed è inevitabile che sia così, sono stati decisi da Berlusconi e Fini».
È una difesa della classe politica di Forza Italia dalle richieste di Alleanza nazionale? E il Pdl partito unitario?
«Il Pdl è già una realtà ed è stato benedetto dal sovrano, cioè dal popolo, che a sua volta si riconosce nel sovrano Silvio Berlusconi. Ma Forza Italia e An sono ancora due realtà diverse ed è inutile negarlo. Ci stiamo già amalgamando e nel tempo lo faremo ancora di più ed è importante che né An tema di essere fagocitata da Forza Italia né Forza Italia tema di essere invasa da An. E il rapporto 70 a 30 tra Forza Italia e An andrà rimesso in discussione».
Tra le sue proposte c’è la reintroduzione del voto di preferenza alle politiche.
«Sono convinto che sia importante per favorire la partecipazione dei cittadini. Per la stessa ragione sono contrario all’eliminazione delle preferenze alle elezioni regionali».
Che cosa intende per «collaborazione competitiva» con la Lega? Vede possibili contrasti?
«Dico che la Lega non deve fare scherzi e che dobbiamo migliorare l’intesa con i leghisti, perché Pdl e Lega sono due partiti diversi come lo erano Dc e Psi, appunto ai tempi della collaborazione competitiva, che è un’idea che ci piace. Non accettiamo invece la Lega partito di lotta e di governo, non fosse altro perché è un’idea comunista: l’ha inventata Berlinguer... La Lega non può dissociarsi da scelte di governo compiute insieme e criticare ieri Tremonti sul federalismo, oggi Berlusconi sul piano casa. Ma abbiamo anche da imparare dalla Lega».
Che cosa deve imparare il Pdl dalla Lega?
«Dobbiamo imparare la militanza, la presenza sul territorio, la disponibilità dei ministri ad andare in giro e sporcarsi le scarpe. Da noi non è sempre così».