Dpef, Bertinotti striglia Prodi

Il presidente della Camera: «Il piano non può uscire da qualche notte di Consiglio»

da Roma

Non più Dpef «notturni» e convocazioni dell’ultimo minuto, ma concertazione effettiva. Lo dice Fausto Bertinotti, lo confermano Cgil, Cisl e Uil. E da parte della sinistra radicale arriva l’avvertimento: «Sulla finanziaria, nessuna delega in bianco», avverte il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che non ha partecipato al voto sul Dpef a Palazzo Chigi per non bocciarlo.
I sindacati, al primo appuntamento delle segreterie unitarie dopo il varo del Dpef, entrano poco nel merito e molto nel metodo nell’affrontare la prima discussione sulla politica economica del governo Prodi. Su manovrina e decreto Bersani, dicono i sindacati al termine della riunione, il giudizio è di apprezzamento; ma sul Dpef «la concertazione non c’è stata». Avvertono inoltre che il risanamento si deve fare attraverso «una nuova politica delle entrate, e non con gli annunci di tagli nella spesa sociale: è prioritario intensificare la lotta all’evasione, aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, ripristinare la progressività delle imposte (leggi: abolire il secondo modulo della riforma Tremonti, ndr)».
Perciò, come riferisce il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, i sindacati chiedono al premier «una riunione urgente «allo scopo di definire un percorso di regole condivise, e dare avvio ai tavoli di confronto sulle misure che saranno oggetto della legge finanziaria». La priorità è la crescita economica, avverte Luigi Angeletti, segretario della Uil. Ma la ripresa dell’economia «non può essere finanziata con i tagli al welfare», aggiunge il segretario cislino Raffaele Bonanni.
Sulla Finanziaria si prospetta un partita non semplice per Cgil, Cisl e Uil. Tommaso Padoa-Schioppa ha detto loro, esplicitamente, che ci saranno tagli nella previdenza, nella sanità, nella pubblica amministrazione. Basterà il pacchetto fiscale «anti-ricchi» per far digerire a Cgil, Cisl e Uil tagli che si annunciano tutt’altro che trascurabili? Il ministro ne è convinto. La Cgil giudica «importante» che Padoa-Schioppa abbia annunciato che «la manovra partirà da chi ha di più», anche se Bonanni punta sulla cautela e ricorda che bisognerà approntare delle proposte in vista del confronto. Nessuno poi, nel sindacato confederale, sembra essersi accorto che la manovra da 35 miliardi che il Dpef postula per il 2007 significa la riduzione del Pil dall’1,5% tendenziale a un più modesto 1,2%. Soltanto l’Ugl boccia esplicitamente nel merito i contenuti del Documento. E nella Cgil si apre una contestazione, da parte del leader della sinistra Giorgio Cremaschi che esprime «un netto dissenso per i segnali di disponibilità espressi da Epifani nei confronti di Padoa-Schioppa».
Sul metodo, le critiche sono vaste. Non provengono soltanto dai sindacati, ma anche dall’ala sinistra della maggioranza. La delusione per la concertazione à la Prodi viene così sintetizzata da Fausto Bertinotti: «Questa condizione per cui il documento che indirizza la politica economica del Paese esce da qualche notte del Consiglio dei ministri, non mi sembra ragionevole». Il presidente della Camera suggerisce invece un lavoro preparatorio ben più lungo che produca «una base condivisa da cui prendere le mosse per il Dpef e le scelte del governo».
«Il governo non faccia autogol, e ascolti i sindacati», invita Pino Sgobio, capogruppo comunista alla Camera. «Risanamento sì, ma non sulla pelle dei più deboli», gli fa eco Marco Rizzo, di Rifondazione. E il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero giura che non concederà, sulla Finanziaria, alcuna carta bianca a Padoa-Schioppa. «Le prime risposte del ministro sono state positive - spiega - ma adesso dovremo discutere della Finanziaria, senza deleghe in bianco».