Dpef, l'Ue: viola il patto di stabilità Fmi critico: "Non serve all'Italia"

Almunia critica il Dpef: "Dovete provvedere alla diminuzione dello 0,5% del debito sul pil. E non avete programmato sforzi sufficienti per 2008 e 2009". Attacca anche il Fondo monetario internazionale: "Non è in linea con i consigli del nostro board"

Bruxelles - "Ci sono Stati membri che non hanno ancora raggiunto il loro obiettivo di medio termine e che non stanno perseguendo un aggiustamento strutturale annuale pari almeno allo 0,5% del pil. Questo va contro lo spirito e la lettera del Patto Ue". Il rapporto trimestrale dell’area dell’euro messo a punto dalla commissione Ue ha come obiettivo principale l'Italia, e il Portogallo. Il commissario Almunia non perde di vista i conti pubblici italiani e bracca ogni mossa del ministro Padoa-Schioppa. Dall'Europa arriva ancora una sola parola per il debito tricolore: preoccupazione. "A dispetto dei progressi registrati nel 2006, ci sono tuttavia fonti di preoccupazione. Primo, alcuni dubbi possono essere sollevati nel caso della durata nel tempo del consolidamento di bilancio fatto nel 2006" afferma Klaus Regling, direttore generale della divisione affari economici e monetari della commissione Ue, guidata da Joaquin Almunia.

"Mentre il deficit di bilancio della zona euro è sceso all’1,6% del Pil - afferma nel suo editoriale - questa riduzione è stata condotta da grandi, positive sorprese sul fronte delle entrate fiscali, che hanno compensato superamenti della spesa in alcuni paesi membri". Questo in effetti potrebbe essere anche il caso dell’Italia, in cui è stato registrato un ampio extra-gettito inaspettato, a fronte di una spesa pubblica ancora molto elevata. Secondo, altri dubbi sono legati al fatto che, prosegue, "alcuni stati membri che non hanno ancora raggiunto gli obiettivi di medio termine non hanno programmato sufficienti sforzi di bilancio nel 2007 e 2008". L’Italia è tra gli Stati che non ha ancora raggiunto il pareggio di bilancio previsto, nei piani del governo nel 2011, anche se sia la Commissione Ue che l’Ecofin hanno chiesto di anticipare questo obiettivo al più tardi al 2010.

"Il consolidamento di bilancio è il primo e il principale degli interessi degli stessi stati membri". Anche perché "esso consente una riduzione del livello del debito prima che si presentino gli effetti di bilancio del pensionamento della generazione del baby boom". Infine, una "politica di bilancio di rigore contribuisce a mantenere bassi i tassi d’interesse". In più Bruxelles ricorda che nei tempi buoni va rafforzato il consolidamento dei conti. "Se i tempi sono buoni o no - afferma Regling - è importante perché, in base al Patto di Stabilità riformato, gli sforzi strutturali per il raggiungimento degli obiettivi di medio termine dovrebbero essere superiori allo 0,5% del Pil". La sfida maggiore alla luce del fatto che molti Paesi non hanno più una situazione di deficit eccessivo (ma non è il caso dell’Italia), "è assicurare che venga mantenuta la spinta in favore dell’aggiustamento di bilancio in modo da progredire rapidamente verso una posizione di bilancio sostenibile".

Critico il Fmi Il fondo monetario internazionale ritiene che il Dpef "non è in linea" con le raccomandazioni del Board e non risponde "quello di cui l’Italia ha bisogno. Lo sforzo di consolidamento fiscale contenuto nel nuovo Dpef non risponde ai bisogni dell’Italia, sia per rafforzare i conti pubblici, sia per raggiungere gli obiettivi di crescita e di risanamento prefissati dal governo", dice la portavoce dell’Fmi, Olga Stankova. "Nonostante alcune riforme nel processo del budget, la posizione politica presa nel documento - aggiunge - non è in linea con consigli del Board dell’Fmi".