Dpefr, tutti i tagli a spese dei malati

Antonella Aldrighetti

Chi, per apportare il proprio contributo al risanamento del deficit regionale pensava di essersela cavata - si fa per dire - con la tassazione progressiva sullo stipendio, si è illuso. Già perché quella che potrebbe essere definita un’altra singolare «prodezza» della giunta Marrazzo che impone, a chi guadagna un lordo annuo di 32mila euro, altre 12 euro al mese di addizionale Irpef non basta a sanare il «buco». E allora ecco che la Regione si appresta a convalidare inediti quanto bizzarri provvedimenti. Sono tutti scritti nero su bianco sul Documento di programmazione economica e finanziaria 2007-2009 licenziato tre giorni fa. Eccoli: mobilità per il personale medico e infermieristico, nosocomi chiusi nei festivi e reparti ospedalieri a gestione prevalentemente infermieristica per citarne alcuni. Certo, si rimane sempre in tema di offerta sanitaria al ribasso però, visto che la congiuntura corrente secondo la maggioranza di sinistra deve prevedere una rimodulazione globale dei servizi medici, specialistici e ospedalieri. Vale a dire che la cosiddetta «operazione machete» si rimette in moto e, dopo aver prodotto i già troppo conosciuti tagli alla farmaceutica, diagnostica e specialistica, imposto il tetto ai ricoveri, ai day hospital e ai day surgery ne prospetta altri ancora più corposi. Insomma con la stesura del Dpefr, il secondo dall’insediamento, la giunta di Piero Marrazzo esce davvero allo scoperto e getta le basi per ridisegnare quella che è la ricetta per una nuova sanità dove, l’intento univoco, è quello di produrre risparmio. Mentre i risultati si vedranno tra qui e il 2008. Primo fra tutti il recupero di 600mila euro dalla riorganizzazione del personale medico e infermieristico che verrà impiegato soprattutto nei presidi territoriali visto che verranno meno circa 3mila posti letto (non più 2.700 come era stato stimato a inizio giugno) trastrutture ospedaliere pubbliche (pari a un meno 10 per cento) e cliniche convenzionate (meno 12 per cento). Tutti valori che sono stati calcolati sulla base della icettività del territorio compreso anche l’afflusso turistico. Quanto a quegli ospedali che sopravviveranno saranno sottoposti a una riorganizzazione che prevede una «gestione prevalentemente infermieristica» e «con una chiusura settimanale dal sabato pomeriggio al lunedì mattina». A seguito dei tagli ai posti letto e della rimodulazione dei servizi sanitari i camici bianchi, messi in mobilità, saranno riconvertiti come «forza lavoro» nelle attività di «assistenza domiciliare e altre attività rivolte verso le fasce più deboli della popolazione». Cosicché ritorna forte l’offerta dei day service ossia quegli ambulatori che, oltreoceano, offrono assistenza essenziale agli homeless. A questo punto ci si aspetterebbe che la giunta Marrazzo abbia ultimato il catalogo delle novità da profondere ai cittadini laziali. Macché «radio sindacato» riporta di una velleità profonda della maggioranza regionale: la realizzazione degli hospital country. Sarebbero gli ospedali di confine adeguati per «intercettare tutti quei cittadini che emigrerebbero oltre regione per farsi curare» così riporta l’«emittente di fiducia» doviziando di particolari e circostanze la novità. I nuovi presidi verrebbero edificati su tre direttrici: in prossimità del Golfo di Gaeta per cooptare i pazienti che dal sud del Lazio si recherebbero a Caserta, un altro ai Castelli romani per limitare la «fuga» verso l’Abruzzo e al limitare della provincia di Viterbo per frenare quella verso Grosseto. Fin qui comunque siamo ancora alle dichiarazioni di intenti, per la stesura finale del documento del Dpefr, l’ultima parola, spetterà al parlamentino della Pisana. Antonella Aldrighetti