Il Dr. House batte tutti: 7 milioni a stagione

Hugh Laurie, protagonista della serie, è l’attore più pagato nella
categoria "drama": 310mila euro a puntata Prende il posto di Kiefer
Sutherland (<em>24</em>). Ma il più ricco rimane sempre Charlie Sheen per le
sue commedie tv

Intanto nessuno ce la fa a superare Oprah Winfrey, che ogni anno si porta a casa nientepopodimenoche 246 milioni di euro solo per i suoi programmi tv. Ma, nella «guerra dei poveri» di tutti gli altri protagonisti della televisione americana (e quindi mondiale), Hugh Laurie è tra quelli che se la passano meglio: 310mila euro a puntata. Visto che ogni serie del suo Dr House - Medical division vanta una media di ventidue puntate, alla fine di ogni stagione lui si porta a casa quasi sette milioni di euro per gradire. A compilare l’immancabile e soprattutto assai ferragostana classifica dei ricconi è Tv Guide, un magazine che negli States rovista spesso nella contabilità e quasi mai viene smentito. Stavolta ha fatto le cose per bene perché che ha diviso i paperoni per categorie (drama, comedy, news, reality show) e li messi in ordine per il piacere masochista dei lettori e il dispiacere invidioso di molti attori. Tanto per dire, Tom Selleck, uno che è famoso in tutto il mondo dai tempi di Magnum P.I., di certo non brinderà scoprendo di guadagnare nel suo Blue bloods più o meno un terzo del Dr House, e vabbé, ma anche della coppia Christopher Meloni e Mariska Hargitay di Law&Order o del David Caruso di Csi:Miami che, tutto sommato, al suo confronto sono parvenu. Anche Joe Mantegna, uno che dà la voce a Tony Ciccione nei Simpson e che ha recitato nel Padrino III, per il suo ruolo in Criminal Minds prende la stessa cifra del rapper LL Cool J che ha appena iniziato a recitare in Ncis:Los Angeles. In ogni caso starebbero tutti meglio dell’ultima classificata, Ashley Tisdale (ventitremila a puntata per Hellcats), non fosse che lei ha appena venticinque anni. D’altronde per la tv vale più o meno lo stesso criterio del calcio: più spettatori porti allo stadio o davanti alla televisione e più guadagni. Quindi, anche se sei Anna Paquin, e hai preso l’Oscar per Lezioni di piano, ti devi accontentare, si fa per dire, di cinquantaquattromila per ogni episodio di True blood, che non fa proprio il pienone di ascolti. Se invece sei Marg Helgenberger, protagonista di Csi, guadagni duecentonovantatremila euro a puntata anche se hai iniziato leggendo le previsioni del tempo in una tv del Nebraska e, per nulla conquistato dal tuo fascino, il produttore ti cambiò il nome troppo lungo in un banalissimo Margi McCarty.
Insomma, funziona così.
E questa è solo la classifica riferita alle serie cosiddette drammatiche. Quelle comiche, invece. Charlie Sheen prende quasi un milione per ogni puntata del comedy Two and a half men (sconosciuta in Italia), mentre le quattro poco Desperate housewives (Teri Hatcher, Felicity Huffman, Eva Longoria e Marcia Cross) valgono tanto quanto Hugh Laurie e quindi sono a 310mila cadauna. Invece la strepitosa Tina Fey, una comica che è realmente una delle rivelazioni della stagione, è ferma a 273mila per volta. Ovvio, sono cifre siderali. Però, in fondo, chi lavora nel ramo reality/talent show se la passa ancor meglio e ci mancherebbe visto che appicca allo schermo una quantità di spettatori da far brindare anche il più idealista dei produttori. Ryan Seacrest, che è il presentatore dello show più visto negli States ossia American Idol, monetizza undici milioni di euro all’anno, roba che avvilisce persino Piers Morgan di America’s got talent (un milioncino e mezzo).
Infine i giornalisti trapiantati alla conduzione di talk show: ad esempio Matt Lauer, il più pagato. Dal 1997 conduce il Today show sulla Nbc, un posto dove passa chiunque, da Obama fino alla più sgangherata delle divette, e il suo ultimo stipendio è stato di dodici milioni di euro. Perbacco.
In fondo gli Stati Uniti sono il mercato televisivo più ricco in circolazione e queste sono cifre che rientrano perfettamente nel quadro, né più né meno, ed è quindi troppo facile scandalizzarsi ma tutto sommato drammaticamente inutile: questo è il mercato, bellezza (anche se talvolta un po’ di saldi non guasterebbero).