Draghi, un anno dopo atteso al varco del prossimo «risiko»

Oggi al Forex il governatore parla ai banchieri. Chiuse le fusioni del 2006, il mercato si interroga su «duale», popolari, Mps e Capitalia

da Milano

Quasi un anno dopo il suo esordio pubblico, Mario Draghi torna al Forex, oggi a Torino. Un anno fa, a Cagliari, il neo governatore lanciava un invito ai banchieri italiani perché superassero «campanilismi e personalismi» nel fare nuove aggregazioni. Era una svolta, rispetto al dirigismo di Antonio Fazio, perché lasciava il giudizio di merito al solo mercato. E non solo a parole, ma anche nei fatti, con l’abolizione dell’obbligo di informazione preventiva delle operazioni bancarie. Mentre Bankitalia si impegnava a svolgere il ruolo moderno che le compete nell’ambito del «sistema» Bce: la vigilanza.
Oggi, un anno dopo, il Forex viene idealmente ospitato da Intesa-Sanpaolo, la Superbanca nata e varata nel giro di sei mesi con la più grande fusione bancaria italiana. Mentre nel parterre ci saranno i vertici del nascente Banco «superpopolare» Verona-Lodi, e quelli dell’altro polo cooperativo nato tra Bergamo e Brescia (Bpu-Banca Lombarda). Senza dimenticare gli uomini di Veneto Banca, che hanno vinto la gara per la Pop Intra. Mentre per Bnl ci saranno i francesi di Bnp, e per Antonveneta gli olandesi di Abn.
Per Draghi un successo che non è opinabile. Così come per Bankitalia, che sotto la nuova guida ha trovato la sua dimensione, quella della vigilanza appunto, che rischiava di essere persa per strada. E che ora è proiettata, nella prospettiva più che mai attuale della riforma delle Authority, come candidata ad essere lo «sceriffo finanziario» unico. Di problemi, un anno dopo, ne restano comunque ancora. Ma riguardano il mercato e il funzionamento delle nuove creature, non l’istituzione. Così sarà interessante capire se Draghi vede ancora resistenze negative per il Paese tra i soggetti che sono rimasti fermi. Quali Capitalia, Montepaschi e alcune grandi popolari come Milano e Modena.
Allo stesso modo sarà importante valutare le criticità che queste operazioni si portano in dote. Basta pensare all’intervento dell’Antitrust in Intesa-Sanpaolo, che ridimensiona le Generali fino a metterne in forse il ruolo di azionista stabile. O al funzionamento, tutto da verificare, della governance duale, adottata anche dalle super-popolari. E più in generale andrà valutata la tenuta di tutti i nuovi equilibri che, come hanno dimostrato ieri le polemiche dimissioni di Siro Lombardini dalla Pop. Novara (gruppo Banco Popolare) restano fluidi. Ma questi non sono problemi di Draghi.