Draghi avverte: "La crisi non sarà indolore"

Il governatore di Bankitalia dagli Usa: "È la più impegnativa dei nostri tempi". Stabilità dei prezzi "contributo alla ripresa. La politica monetaria non può ignorare l’andamento dei mercati". E Bernanke allontana la stretta sui tassi

Roma - Non è facile essere banchieri centrali in tempi di crisi, soprattutto se la crisi è «complessa» o addirittura «una delle più difficili mai viste». Ben Bernanke e Mario Draghi si incontrano al seminario della Fed a Jackson Hole, la scenografica vallata del Cavaliere della valle solitaria, e concordano sul fatto che la crisi finanziaria ancora in atto è «la più impegnativa dei nostri tempi». E per uscirne, dice il governatore di Bankitalia, non basta la sola politica monetaria, anche se la stabilità dei prezzi «potrebbe essere il miglior contributo» al ritorno alla normalità dei mercati finanziari.
Lo scenario dell’inflazione americana è «molto incerto», osserva Bernanke che non esclude un rallentamento tra fine 2008 e inizio 2009. Il recente calo dei prezzi delle materie prime e la stabilità del dollaro sono «incoraggianti», e tuttavia la banca centrale Usa farà quanto necessario per mantenere la stabilità dei prezzi nel medio periodo. Bernanke mantiene una posizione prudente anche perchè «la tempesta finanziaria non si è ancora placata, e i suoi effetti sull’economia sono diventati evidenti sotto forma di rallentamento dell’attività e di aumento della disoccupazione».

Il contesto attuale, commenta il presidente della Riserva federale, è «uno dei più difficili mai visti». «Ci troviamo a fronteggiare - spiega a sua volta il governatore di Bankitalia Mario Draghi - una complessa combinazione di aumento dell’inflazione, calo della crescita, restrizione nelle condizioni del credito e tensioni di liquidità nei servizi finanziari». La sfida per le autorità è di sviluppare un «mix» di politiche per affrontare tutti questi problemi simultaneamente.
La prudenza di Bernanke sembra allontanare la prospettiva di un aumento dei tassi americani, e i mercati finanziari salutano con rialzi consistenti le parole del presidente della Fed. Le Borse europee chiudono la settimana con il segno positivo (Londra +2,62%, Parigi +2,23%, Francoforte +1,7%, Milano +1,19%), mentre Wall Street ha fatto segnare un rialzo del 1,60% del Dow Jones. In calo di circa tre dollari le quotazioni del greggio, mentre l’euro veniva trattato sotto gli 1,48 dollari.

Nella cornice dell’ampia vallata del Wyoming, la Fed riunisce banchieri ed economisti per una discussione a tutto campo. L’unico banchiere centrale europeo presente è Mario Draghi. Nel suo intervento, il governatore ricorda il lavoro del Financial Stability Forum sul rafforzamento degli strumenti anti-crisi. «I prossimi anni - afferma - saranno probabilmente caratterizzati da una bassa propensione al rischio e da una progressiva riduzione della leva finanziaria, mentre le istituzioni finanziarie e le famiglie risaneranno i loro bilanci, e gli squilibri macroeconomici verranno risolti. Non saranno aggiustamenti indolori - avverte - e in queste circostanze la politica monetaria non può essere il solo strumento, nè lo strumento principale, per stimolare l’economia e il sistema finanziario».

La stabilità dei prezzi è il miglior contributo al ritorno della stabilità finanziaria; ma nel decidere la politica monetaria, spiega Draghi, non è possibile ignorare lo stato di salute dei mercati. In questo quadro, compito delle autorità è di creare un ambiente in cui si possa tornare a rischiare: questo è possibile solo con più trasparenza, con il risanamento dei bilanci, e rafforzando il funzionamento dei mercati finanziari.