Draghi boccia la manovra: «Frena la crescita»

«Un operaio che guadagna 23.100 euro senza assegni e familiari a carico perderà 120 euro l’anno»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Una legge finanziaria «dagli aspetti problematici, con la correzione dei conti affidata interamente ad aumenti delle entrate». Una manovra che «potrà ridurre la crescita del 2007 fra lo 0,2 e lo 0,3%» ed aumentare la pressione fiscale dello 0,5%. Il Tfr, un «prestito di fatto» che potrebbe avere conseguenze negative sia per la liquidità delle piccole e medie imprese sia per il bilancio dello Stato. I soli due «ok», al cuneo fiscale ed ai saldi di bilancio, non salvano la manovra dalla bocciatura. La voce del governatore di Bankitalia Mario Draghi si aggiunge, così, alle tante che hanno già criticato la prima Finanziaria del governo Prodi.
Il giudizio su una Finanziaria «molto complessa, alla quale ho dato una lettura obiettiva», è largamente negativo. Il governatore si concentra, in particolare, su due argomenti: l’aggravio fiscale e il Tfr. Draghi spiega ai parlamentari che la Finanziaria comporterà l’anno venturo un aumento del peso delle entrate «superiore a mezzo punto percentuale», dopo l’incremento dello 0,8% del 2006. La pressione fiscale giungerà così «in prossimità dei livelli più elevati registrati in passato nel nostro Paese». La sola manovra sulle aliquote Irpef comporta un maggior prelievo di 400 milioni di euro. Bankitalia dunque smentisce che lo spostamento di aliquote e scaglioni sia «neutrale», come ha sempre detto il governo; e che l’effetto complessivo sulla pressione fiscale si limiti allo 0,2%, come ha ribadito ancora ieri Vincenzo Visco. Sarà più del doppio. «Gli interventi sui contributi sociali e la riforma dell’Irpef, unitamente agli effetti automatici del drenaggio fiscale», determinano per molti contribuenti un aumento delle aliquote medie di prelievo», afferma il governatore. E fa anche un esempio: un operaio medio dell’industria, un Cipputi da 23.100 euro all’anno, «in assenza di carichi familiari subisce un aggravio di prelievo fra il 2006 e il 2007 di circa 120 euro». Se ha coniuge e due figli a carico, risparmia invece 230 euro (neppure 20 euro al mese). Come se non bastasse, c’è il rischio concreto di aumenti di tassazione a livello locale: e Draghi sollecita il governo a «compensare tale incremento con una riduzione a livello centrale»: i proventi della lotta all’evasione devono essere restituiti al settore produttivo, e «sono cose che vanno fatte rapidamente per evitare implicazioni recessive». Già l’anno prossimo, infatti, l’impatto della manovra sul Pil sarà una minor crescita fra lo 0,2 e lo 0,3%.
A fronte dell’aumentato peso delle entrate, il capitolo dei tagli alla spesa risulta insoddisfacente per il governatore. La Finanziaria «lascia sostanzialmente invariato il livello della spesa pubblica corrente» rispetto al 2006. È invece necessario, osserva il banchiere centrale, «realizzare con rapidità le riforme necessarie nei principali comparti di spesa: un loro rinvio potrebbe solo rendere più oneroso l’aggiustamento». In particolare, Draghi sottolinea l’urgenza di misure per innalzare l’età pensionabile.
La questione Tfr occupa un posto rilevante nell’esposizione di Draghi davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Il governatore sottolinea due criticità della norma che trasferisce ad un fondo Inps il 50% del flusso annuale del Tfr: la prima è che questa operazione «costituisce di fatto un prestito forzoso imposto alle imprese, con un onere sul bilancio pubblico superiore a quello dei titoli di Stato». L’Inps, spiega Draghi, dovrà infatti restituire le quote di Tfr versate al Fondo con la rivalutazione, attualmente del 3% l’anno, e «a tale onere si aggiunge, dal 2008, la compensazione prevista per le imprese». Il secondo problema riguarda le piccole e medie imprese che potrebbero avere «problemi di liquidità» a causa del prelievo del Tfr. Problema che comunque, aggiunge il governatore, potrebbe trovare risposta in accordi con il sistema bancario. E c’è poi il rischio che la norma danneggi lo sviluppo della previdenza integrativa, basata proprio sul Tfr. Draghi invece giudica non comparabili il vantaggio del cuneo fiscale per le imprese, con lo svantaggio del prelievo forzoso del Tfr: a fronte di 300 milioni di costi, osserva, ci sono 4,7 miliardi di benefici».
L’audizione del governatore rafforza le critiche che l’opposizione di centrodestra riserva alla manovra. «Prodi ha mentito: aumenta le tasse e con il Tfr mette in difficoltà le imprese», attacca Roberto Castelli, della Lega Nord. «Quella di Draghi è una clamorosa bocciatura della manovra», gli fa eco Adolfo Urso (An). E Fabrizio Cicchitto (Forza Italia) parla di «lezione sui fondamentali economici al trio Prodi-Padoa-Visco: ma - si chiede - la capiranno»?