Draghi contro il protezionismo Tremonti: fronte comune anti-crisi

Emma Marcegaglia: si rischia la spirale retributiva. Per Bini Smaghi (Bce) bassa crescita anche nel 2009

da Roma

Mario Draghi arriva alla conferenza romana dell’Aspen Institute sui rapporti fra Europa-Usa con il suo bravo discorso già pronto, ma una volta seduto al banco dei relatori con l’ex segretario al Tesoro Usa, Robert Rubin, decide di parlare a braccio. Parte dagli anni del Dopoguerra per arrivare all’attualità, la crisi finanziaria, l’inflazione, l’impasse nel negoziato commerciale. Critica la «tentazione protezionistica, a cui i governi non devono cedere». Ma allo stesso tempo, concede che «il compito dei governi non è facile» perchè «i prezzi delle materie prime essenziali crescono, i salari perdono potere d’acquisto, la tranquillità dei risparmi è minacciata».
Davanti alle paure crescenti legate alla globalizzazione, la risposta non è quella di politiche protezionistiche: «La libertà dei commerci può apparire un rischio, il protezionismo un ristoro. Ma - dice Draghi - un problema di distribuzione del reddito non si risolve inaridendo una fonte di reddito». Dunque, è interesse comune delle due sponde dell’Atlantico rilanciare il Doha Round, con «regole eque» nei confronti dei Paesi emergenti che, a loro volta, devono «assumere impegni sostanziali di apertura dei loro mercati».
Giulio Tremonti, che ospita il convegno dell’Aspen, non parla a Villa Madama, ma affida il suo pensiero a un telegiornale della sera. «È la speculazione finanziaria che è la vera peste di questo inizio secolo. O ci difendiamo da questa peste o la subiamo tutti e soprattutto chi sta peggio e chi è più povero». La soluzione per il ministro non può arrivare da un singolo governo. A «contrastare questo eccesso di speculazione» non può che essere un «sistema comune». Per Tremonti «non è più tempo di mercati, di mercanti, delle banche d’affari, non è più tempo delle tecniche, ma dei governi che devono farsi carico delle responsabilità che hanno e dei problemi. C’è bisogno di sedersi attorno al tavolo, non di Stability forum (l’organismo internazionale guidato proprio da Draghi, ndr) che è come mettere dei topi a guardia del formaggio». Il governo italiano, ricorda Tremonti, ha già posto la questione al G8 e si ripromette di farlo anche in sede europea.
A 48 ore dalla riunione della Bce in cui verrà deciso l’aumento dei tassi, il governatore di Bankitalia non può entrare nella disputa inflazione-crescita. Conferma invece il giudizio positivo sul lavoro svolto insieme dalle banche centrali e dal Financial Stability forum nell’affrontare la crisi.
L’aumento ormai certo dei tassi allarma invece Emma Marcegaglia. In particolare il neo-presidente degli industriali teme la pericolosa rincorsa fra prezzi e salari. «Coi sindacati - spiega - dobbiamo riconoscere che l’inflazione è in gran parte importata. Dobbiamo combatterla, senza rischiare di ritrovarci nella spirale prezzi-salari». Bisogna invece rilanciare la crescita, soprattutto con gli investimenti. Ma le speranze della Marcegaglia si infrangono nel realismo di Lorenzo Bini Smaghi. Secondo il consigliere italiano del board esecutivo della Bce, il rallentamento dell’economia proseguirà anche nel 2009 «perché non possiamo pensare di non essere colpiti da quanto avviene negli Usa». Quanto alla risposta anti-inflazione della banca centrale di Francoforte, la Bce «è più concentrata sulla stabilità dei prezzi». Se la Bce segue il suo mandato, i politici europei sono preoccupati per gli effetti della stretta sulla crescita.