Draghi: "La crisi comincia a perdere colpi"

"Visibili i primi segnali di frenata del deterioramento economico". Ma
attenti a "non interpretare una rondine con la primavera". L’esito del
G20 incoraggiante per la ripresa. Passera: le banche commerciali
usciranno vincitrici

La crisi non è certo finita, ma «i segnali dell’economia mostrano un rallentamento del deterioramento». Una prima schiarita, insomma, il segno che la valanga che rischiava di travolgere tutto e tutti sta perdendo forza. Tra stime in circolazione da terra desolata, come quella sul tasso di disoccupazione Usa salito in marzo all’8,5% (picco assoluto degli ultimi 25 anni), le parole pronunciate ieri dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, sono un invito alla speranza. Tanto più perché arrivano da chi, alla fine di febbraio, aveva spaventato la platea del Forex con una relazione plumbea, prevalentemente concentrata sul fall out recessivo, ovvero sull’atteso peggioramento del mercato del lavoro e sull’aumento della precarietà.

A Praga in qualità di presidente del Financial Stability Board, Draghi si è tenuto distante dai facili ottimismi, suggerendo al contrario cautela nel valutare l’andamento congiunturale. «Siamo talmente alla ricerca di segnali - ha spiegato - che occorre stare attenti a non interpretare una rondine per primavera». Questa atteggiamento prudente è imposto dalla stessa natura della crisi, «unica perché combina una velocità di diffusione senza precedenti, dimensioni senza precedenti e una interrelazione tra la finanza e l’economia reale. Siamo in una situazione - ha aggiunto - in cui la crisi è stata originata dalla finanza, ha coinvolto l’economia reale e ora il deterioramento può rimbalzare sulla finanza».

L’esito del G20, con lo sforzo riuscito di mostrare «un agire e opinioni comuni» fra le maggiori economie internazionali, è una buona base su cui costruire la ripresa. Anche per i progressi compiuti in tema di trasparenza, con particolare riferimento ai paradisi fiscali, per i quali «è importante che si faccia luce sulla loro attività». Sotto questo profilo è chiara la necessità di nuove regole che, se imposte, dovranno prevedere delle sanzioni che saranno le autorità nazionali a dover applicare. A Praga era presente anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per i lavori dell’Ecofin.

Tremonti ha garantito che non ci sarà uno sforamento del deficit e, pur non vedendo per ora la necessità di nuove misure anti-crisi, è tornato a richiamare il varo di un nuovo piano Delors con l’emissione di obbligazioni europee e con piani industriali europei. Il ministro ne ha parlato durante l’Ecofin, e «per la prima volta non si sono sentiti mormorii in sala».

Quanto alle liste dei Paesi considerati paradisi fiscali dall’Ocse e richiamate dal documento finale del G20 di Londra, sono solo un punto di inizio: «I criteri di identificazione usati dall’organizzazione sono ancora da vedere». In tema di banche, Tremonti ha rilanciato l’idea di una «bad bank interna», che sarebbe pagata dagli azionisti e non, come nel caso di una soluzione esterna, dai contribuenti. Di banche ha parlato ieri anche l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, convinto che «da questa situazione usciranno vincitrici le banche che hanno l’orgoglio di essere banche commerciali e vogliono esserlo. Quelle dove l’attività finanziaria o non c’è o è minimale».