Draghi: "Euro irreversibile"E sulle agenzie di rating:"Assicurare la trasparenza"

Per il presidente della Bce anche il 2012 sarà un anno duro ma le prospettive sono sotto controllo. Sulle agenzie di rating: "C'è stato un eccessivo ricorso"

Le "prospettive economiche" dell’area euro "restano soggette ad alta incertezza", che peraltro è "aumentata anche nei mercati finanziari". A ribadirlo ancora una volta è il presidente della Bce Mario Draghi, parlando alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo.

Il numero uno dell’Eurotower ha spiegato che le prospettive sono "sotto controllo" e il direttivo di Francoforte "è determinato a far sì che le aspettative restino ancorate" per mantenere l’inflazione in Europa "sotto o vicino al livello del 2 per cento".

Draghi ha poi parlato delle ultime misure straordinarie decise dalla Bce l’8 dicembre scorso e che riguardano i prestiti a tre anni delle banche: "Servono per stabilizzare il funding" e danno "la possibilità agli istituti di continuare a prestare a imprese e famiglie" e dunque di assicurare liquidità. Insomma, "stiamo facendo del nostro meglio per evitare un credit crunch che potrebbe generarsi dalla mancanza di liquidità" e "l’ulteriore rallentamento della crescita o la recessione", ha spiegato Draghi, annunciando che "anche tutto il 2012 sarà difficile per le banche".

Sul futuro dell’eurozona, il governatore della Bce ha detto senza mezzi termini che "l’euro è irreversibile" e che "il nuovo patto di bilancio è un segnale essenziale che dimostra una chiara traiettoria per la futura evoluzione della zona".

Per quanto riguarda l'ipotesi che la Bce diventi prestatore di ultima istanza, Draghi è stato chiaro: "Il Trattato Ue vieta la finanza monetaria", e se Francoforte si comportasse diversamente da come fa, "andrebbe a inficiare negativamente la sua credibilità".

Infine, l'ex governatore della Banca d'Italia ha espresso giudizi scettici sulla reale autorevolezza conferita alle agenzie di rating. "L’attività delle agenzie di rating, in particolare per quanto riguarda il fondo salvastati Efsf, ha occupato la ribalta del dibattito in Europa in queste ultime settimane, per questo la Bce su questo sfondo appoggia pienamente le proposte legislative di regolamentazione della Commissione Ue. La loro attività ha infatti un "impatto sul mercato del debito", da qui i tre obiettivi che Bruxelles deve perseguire con la nuova legislazione: "Ridurre la volatilità dei mercati, migliorare la qualità del rating e ripristinare la fiducia dei mercati". Questo, ha sottolineato Draghi, "è il principale passo per evitare un eccessivo ricorso" ai giudizi delle agenzie di rating.

Intanto, i ministri delle Finanze europei si sono accordati per versare 150 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale per i paesi dell’area euro. Oltre ai paesi di Eurolandia contribuiranno anche Svezia, Polonia, Danimarca e Repubblica Ceca. La Gran Bretagna invece definirà il suo contributo al fondo al principio dell’anno prossimo. La Ue sollecita anche altri Paesi del G20 e Paesi membri del Fondo a rendere disponibili ulteriori risorse. Nel vertice dello scorso 9 dicembre i paesi Ue si erano accordati per mettere in campo risorse per 200 miliardi di euro ma la defezione di Londra, che doveva versarne 30, ha mutato il quadro.

Per quanto riguarda l'Italia, il prestito al Fmi sarà di 23,48 miliardi, una quota dell’intero ammontare dei prestiti del 15,66%. Trattandosi di finanziamenti a una organizzazione internazionale, il trasferimento non peserà sui conti pubblici. L’Italia è il terzo contributore dopo Germania (41,50 mld) e Francia 31,40 mld).