Draghi: «Euro saldo, ma il recupero è lento»

nostro inviato a Napoli

L’euro è «saldo», assicura Mario Draghi, ma l’economia europea e italiana non lo sono ancora. «Più di un anno fa l’Italia entrava nel pieno della crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi europei; ora ne sta uscendo con un tasso di crescita basso, ai minimi europei», dice il governatore di Bankitalia. Non ci sono state le riforme, e la loro mancanza «ha segnato la perdita di competitività del Paese, che dura da un quindicennio». Ora il recupero sarà «lento», e finché la flessione dell’occupazione non si inverte «permane il rischio di ripercussioni sui consumi, quindi sul prodotto».
Non sono molte le osservazioni che Draghi riserva all’economia del nostro Paese e alla politica economica governativa, nel suo intervento all’assemblea Atic-Forex a Napoli. L’analisi è secca, cruda. «Lo scorso anno il prodotto è diminuito di quasi il 5% - ricorda - e se ne prevede un recupero lento, con ampie incertezze legate al ciclo internazionale e alle condizioni del mercato del lavoro. A fine 2009 vi erano 600mila disoccupati in più rispetto al luglio 2008. Per molte nostre imprese - aggiunge Draghi - si sono aggravate le difficoltà strutturali pre-esistenti, anche se altre possono profittare dei cambiamenti di mercato indotti dalla crisi per accrescere il vantaggio competitivo». Osservazioni che spingono esponenti dell’opposizione, dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ad accusare il governo di eccessivo ottimismo sulla ripresa.
Tuttavia, la risposta a questa situazione non può, evidentemente, essere più nazionale. Draghi individua nell’Europa il motore del possibile cambiamento. Il caso della Grecia non sembra preoccuparlo eccessivamente perché se il governo di Atene attuerà il risanamento di bilancio «con determinazione e con la puntuale verifica della Commissione e della Bce, saranno gli stessi mercati a sottoscrivere i titoli che verranno in scadenza». La stessa cosa, rammenta parlando a braccio, è avvenuta per l’Italia nel ’92: «Ce lo siamo dimenticati, ma noi eravamo in condizioni molto più drammatiche, e ne siamo usciti da soli». La soluzione che il governatore di Bankitalia propone è l’estensione del coordinamento europeo, finora limitato ai bilanci pubblici e alla politica monetaria, alle politiche economiche.
Draghi fa anche il punto della situazione delle banche e del credito. L’inflazione resta bassa, i tassi europei ai minimi storici sono «adeguati» e in marzo verranno prese decisioni sulla exit strategy dalle misure non convenzionali di finanziamento al sistema. Le banche italiane non hanno problemi di provvista, rimarca, e grazie agli interventi dei mesi scorsi «liquidità e patrimonio si stanno rafforzando, condizione essenziale per affrontare il peggioramento della qualità dei credito» e dei bilanci. A differenza di altri, i nostri istituti sono «ben attrezzati» per fronteggiare lo scenario internazionale, ma le modifiche regolamentari di «Basilea 3» richiederanno adeguamenti non trascurabili. La redditività delle nostre banche, aggiunge Draghi, «è nettamente peggiorata di pari passo con il deterioramento della qualità dei loro prestiti». Gli utili devono perciò essere impiegati nel rafforzamento del patrimonio, e non finire in superbonus o maggiori dividendi.
La contrazione del credito in atto riguarda le imprese, non le famiglie. Le aziende hanno ridotto la domanda, ma ha inciso anche la «cautela» delle banche a offrire finanziamenti in tempi di recessione.
Per le famiglie, al contrario, l’espansione del credito è continuata a ritmi del 3% l’anno. Ma si pongono problemi di trasparenza non da poco nel rapporto banca-cliente, e la Banca d’Italia invierà nei prossimi giorni al governo uno schema di intervento legislativo al riguardo. Draghi avverte inoltre le banche: le segnalazioni finora ricevute di possibili reati connessi alla disponibilità di fondi all’estero, nell’ambito dell’operazione «scudo fiscale» sono circa 50, «un numero esiguo, e le banche devono impegnarsi di più a uno scrutinio attento delle azioni di rimpatrio».