Draghi: "In Italia tasse troppo alte e pensioni da rivedere subito"

Il governatore della Banca d'Italia: "La pressione fiscale salirà ancora nel 2007", raggiungendo un livello più alto della media europea "prossimo ai massimi degli ultimi decenni"

Roma - «Dobbiamo porre mano con maggiore determinazione alle debolezze strutturali della nostra economia». Nelle sue seconde considerazioni finali, Mario Draghi avrebbe potuto compiacersi con se stesso, ricordando i successi nelle grandi aggregazioni bancarie dell’ultimo anno, e compiacere il governo applaudendo la ripresa economica e il miglioramento della finanza pubblica. Non è stato così. Né ha voluto parlare di tesoretto. La nuova copertina verde petrolio delle considerazioni, che dopo decenni ha sostituito il tradizionale cartoncino blu savoia, è solo l’avviso dei nuovi messaggi che il governatore di Bankitalia ha voluto indirizzare al mondo politico, finanziario, imprenditoriale. Perchè la crescita economica italiana si rafforzi occorre agire rapidamente, su molti fronti: ridurre le tasse, tagliare le spese, affrontare una volta per tutte il nodo delle pensioni, rilanciare i consumi delle famiglie (che per spendere intaccano i risparmi e si indebitano, 50 miliardi di euro in più in un anno), investire in infrastrutture.
Tasse record e pensioni. «Il miglioramento dei conti pubblici è dovuto al forte aumento delle entrate», conferma il governatore. La pressione salirà ancora nel 2007, «prossimo ai massimi degli ultimi decenni», raggiungendo un livello più alto della media europea. Elevata anche l’evasione. «È solo riducendo la spesa corrente - aggiunge Draghi - che si può comprimere il disavanzo senza aggravare ancora il carico fiscale». È dunque necessario «cambiare i meccanismi di spesa», esistono margini di risparmio in tutte la grandi voci di bilancio, a incominciare dalle pensioni. «Un riequilibrio duraturo richiede un intervento sul sistema previdenziale», dice con forza Draghi. Bisogna accrescere l’età media di pensionamento, anche per mantenere un «livello adeguato» dei trattamenti. Per il governatore è necessaria una «applicazione rigorosa e tempestiva» delle riforme previdenziali già approvate. Senza «scalone» e modifica dei coefficienti, fra quarant’anni, il debito pubblico esploderà, aumentando del 40%. Draghi propone si destinare alle pensioni complementari, su base volontaria, una piccola quota dei contributi che oggi vanno alla previdenza pubblica .
Crescita da rafforzare. In ventuno cartelle, un format dimezzato rispetto alle chilometriche relazioni del passato, Draghi guarda all’anno trascorso dal 31 maggio 2006 a ieri, l’anno di Prodi. Un anno in cui la crescita economica è ritornata al 2% (una cifra che, secondo Bankitalia, vale anche per il 2007), «alimentata dagli investimenti e dall’espansione della domanda estera». Avverte però il governatore: «Uscita dal ristagno, l’economia italiana si espande a un ritmo che resta fra i più bassi dell’area dell’euro». Quella del 2006-2007 è dunque una ripresa di carattere ciclico, trainata dall’export e dagli investimenti. Un’indagine condotta da Bankitalia nei mesi scorsi su un campione di 4 mila imprese conferma, tuttavia, che qualcosa sta cambiando. Negli ultimi cinque anni il saldo netto fra nascite e chiusure delle imprese è stato negativo per oltre 50 mila unità. «Il sistema - osserva Draghi - di fronte al duplice shock della globalizzazione e del ricambio tecnologico, inizia a reagire». Resta cruciale la dimensione delle imprese: il 40% delle stessi imprenditori ritiene troppo piccola la propria realtà aziendale.
Ostacoli allo sviluppo. La relazione individua i buchi neri che impediscono all’Italia uno sviluppo adeguato. «L’accumulo del debito pubblico non ha aiutato l’Italia a crescere, non ha dato al Paese un’adeguata dotazione di infrastrutture», osserva Draghi. Ancora: la dinamica demografica è allarmante, oggi abbiamo 42 ultrasessantenni per ogni cento cittadini in età da lavoro, nel 2020 saranno 53 su cento, nel 2040 diventeranno 83 su cento. Queste tendenze si riflettono sulla spesa per le pensioni, la sanità, l’assistenza. Ma è la scuola a confermarsi «al primo posto fra i campi dove un cambiamento forte è necessario». Al Sud i divari nei livelli di apprendimento partono già dalle elementari, e si allargano nei gradi superiori. La scarsa concorrenza nei servizi pubblici e privati impone ai cittadini spese elevate. Le manchevolezze della nostra giustizia civile «sono segnalate negli studi internazionali». Infine le infrastrutture: dopo la riforma del titolo V della Costituzione, il processo decisionale condiviso da Stato e Regioni è «faticoso, spesso inefficace».
«Dobbiamo porre mano alle debolezze strutturali della nostra economia - esorta in conclusione Draghi - : sono mete raggiungibili se tutti noi sapremo ritrovare quel sentire il bene comune che è essenziale per lo sviluppo duraturo del Paese».