Draghi: «L’economia sta migliorando ma occhio ai rischi»

Pericoli: deficit commerciali, prezzi petroliferi e inflazione

da Roma

La crescita dell’economia mondiale sta diventando «più bilanciata», e potrebbe toccare nel quadriennio 2004-2007 il periodo di massima espansione fin dai primi anni Settanta. Ma attenzione, avverte Mario Draghi, i rischi non mancano: forti squilibri delle bilance dei pagamenti, elevati prezzi del petrolio, spinte inflattive in alcuni Paesi, l’eventualità di «un’inversione delle benigne condizioni prevalenti sui mercati finanziari».
Qualche scricchiolìo si avverte, per esempio, in Europa: secondo le previsioni della Commissione Ue, rese note ieri a Bruxelles, non si può escludere la crescita zero nel primo trimestre del 2007. Crescita in calo di qualche decimale anche nel secondo semestre di quest’anno, sebbene il commissario Almunia confermi che le prospettive «restano favorevoli».
All’Università di Firenze, dove ha insegnato per dieci anni, il governatore di Bankitalia traccia un quadro positivo della congiuntura internazionale. La crescita sta diventando più bilanciata, con gli Usa in rallentamento, l’area euro in ripresa, il buon andamento in Giappone e il boom in Cina e India. L’inflazione mondiale negli ultimi anni, rileva Draghi, si è più che dimezzata. «Non che sia tutto merito delle banche centrali», ammette Draghi, ma la qualità delle politiche monetarie ha fornito un apporto positivo. Nei mercati finanziari, rileva ancora, «si è osservata una volatilità assai inferiore a quella dello scorso decennio».
Tutto bene, dunque? Secondo Draghi i rischi permangono, pur in uno scenario favorevole. L’ampliarsi del deficit americano delle partite correnti, il greggio che ha toccato picchi fino a 75 dollari in agosto (e nel medio periodo «la situazione non cambierà», prevede), la possibilità di «turbolenze» nei mercati finanziari. E Draghi si chiede: «Gli investitori sono preparati ad affrontare eventuali forti turbolenze, che non possono essere escluse a priori?». Alcuni portafogli potrebbero infatti essere vulnerabili, spiega il governatore della Banca d’Italia, a «repentine revisioni» dell’aspettativa di ridotta volatilità dei mercati.
Per Draghi, comunque, lo scenario più verosimile è quello di una «correzione graduale» degli squilibri da ricercare anche con politiche coordinate nell’ambito delle organizzazioni economiche internazionali, come il Fondo monetario. Il Fmi, dice però il governatore, è «in crisi d’identità», soprattutto perché è venuto meno con gli anni il suo ruolo di prestatore, visto che i Paesi «clienti» hanno meno bisogno di credito. Draghi, come del resto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, vede con favore il seggio comune europeo al Fondo: «È più logico che gli europei parlino, se possono, con una voce sola».
Draghi non si sbilancia sulle cose italiane: del resto, oggi darà alle commissioni Bilancio riunite il suo parere sulla manovra 2007. Alla domanda se la finanziaria abbia accresciuto il peso internazionale dell’Italia, risponde con un diplomatico «non lo so».