Da Draghi l'ok alla manovra: "Avanti con le riforme"

L'analisi del governatore della Banca d'Italia: "Le nostre banche hanno dimostrato doti di resistenza e di reazione in tempi brevi". Il sistema Italia è solido

Roma - «La manovra presentata dal governo rappresenta un passo importante nel processo di risanamento dei conti pubblici». Il governatore di Bankitalia e presidente in pectore della Bce, Mario Draghi, dal palco dell’assemblea Abi, ha confermato il giudizio positivo sulla manovra sottolineando che l’avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite dello Stato interessi sul debito esclusi) sarà «significativo» quest’anno, mentre nel 2012 raggiungerà «il livello più elevato nell’area dell’euro».
Il numero uno di Via Nazionale, però, guarda già al prossimo passo: il pareggio di bilancio nel 2014. La manovra, basata soprattutto su tagli alla spesa, mira alla riduzione del deficit, ma perché il disavanzo si azzeri in tre anni serve un ulteriore sforzo. «Se non si incide anche su altri voci di spesa, il ricorso alla delega fiscale e assistenziale per completare la manovra nel 2013-2014 non potrà però evitare un aumento delle imposte», ha rilevato riferendosi ai tagli delle agevolazioni fiscali previsti se non si attuerà la riforma. Per evitare nuove stangate è perciò necessario diminuire ancora le uscite e innalzare «il potenziale di crescita della nostra economia mediante politiche strutturali incisive». Se nel secondo trimestre il Pil italiano è atteso in aumento «a un tasso in linea con quello medio dell’area euro», nel medio termine questa spinta è destinata ad affievolirsi.
L’analisi di Draghi è partita proprio dalle turbolenze sui mercati degli ultimi giorni causata dall’«incertezza sulle prospettive della finanza pubblica» che ha fatto impennare i differenziali di rendimento tra i Btp e i Bund tedeschi, da sempre riferimento per l’eurozona. «La solvibilità degli Stati sovrani non è più un fatto acquisito, ma va guadagnata sul campo con una crescita alta e sostenibile, possibile solo con i conti in ordine», ha ricordato il governatore osservando che «il prestito di credibilità elargito dai Paesi più forti dell’area dell’euro è scaduto». L’Italia dovrà «crescere senza farvi conto» attuando «essenziali riforme strutturali». È finito il tempo delle misure straordinarie e temporanee: l’economia e le crisi si governano definendo «obiettivi politici, strumenti e risorse».
Il nuovo impegno internazionale e la necessità di «fare squadra» in un momento nel quale l’Italia è sotto l’attacco virtuale della speculazione globale hanno sicuramente influito sulle valutazioni del banchiere centrale. Che non ha mancato di ricordare come «le banche italiane hanno dimostrato e continuano a dimostrare capacità di resistenza e di reazione in tempi gravi». Il credito è un pilastro fondamentale sul quale poggiare la ripresa. E i fondamentali sono incoraggianti perché Draghi si è detto fiducioso che gli stress test (le prove per verificare la solidità patrimoniale) europei saranno superati. «Il core tier 1 ratio (il rapporto fra capitale, utili e riserve e gli attivi) dei cinque maggiori gruppi si può stimare sia cresciuto a circa l’8,6%» dal 7,4% di fine 2010. Inoltre, il nostro Paese beneficia di «un indebitamento del settore privato e di un debito netto complessivo del Paese nei confronti dell’estero entrambi contenuti».
Banche solide, iniziativa individuale ed energia nel lavoro rappresentano indicatori che dovrebbero incoraggiare la «fiducia nelle possibilità di crescita della nostra economia». Un invito all’ottimismo che negli ultimi anni era giunto solo da un attore politico: l’inquilino di Palazzo Chigi. L’invito di Draghi è stato, tuttavia, rivolto a «trovare un intento comune, al di là degli interessi particolari e di fazione» riscoprendo «un agire per il bene di tutti».