Draghi: "Mutui e prestiti troppo cari"

All’assemblea dell’Abi il governatore di Bankitalia bacchetta gli
istituti di credito e chiede più trasparenza e maggiore concorrenza. Per le famiglie italiane i finanziamenti hanno tassi di interesse più elevati rispetto a quelli medi dei Paesi europei

Roma - «Sia per i mutui sia per il credito al consumo i tassi di interesse praticati dalle banche in Italia sono più elevati rispetto a quelli medi dell’area euro su operazioni simili». La minor convenienza dei finanziamenti per le famiglie italiane è stata circostanziata ieri dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel corso dell’assemblea Abi.
«Non tutto il differenziale - ha aggiunto Draghi - è riconducibile a fattori di rischio o all’ancora limitato sviluppo di questo mercato nel nostro Paese» e anche l’ingresso di operatori esteri, ai quali fa capo un terzo dei finanziamenti, «ha finora costituito un sufficiente stimolo alla concorrenza». Non è migliore la situazione del credito al consumo. «I tassi praticati dalle finanziarie - ha rilevato il numero uno di Via Nazionale - sono ancora più alti e inoltre vi è una fortissima variabilità dei tassi all’interno di singole categorie di operazioni». Un segnale di «scarsa trasparenza».
Il quadro non è positivo. Nello scorso ottobre le associazioni dei consumatori avevano denunciato un differenziale di 89 punti base tra area euro e Italia per quanto riguarda i mutui e di 225 punti per il credito al consumo. A distanza di 9 mesi e dopo tre rialzi dei tassi, la situazione non è cambiata. Draghi si è attenuto al suo ruolo di supervisore del sistema indicando nella trasparenza e in una maggiore concorrenza i possibili rimedi. A questo proposito, il governatore ha individuato nel ddl governativo sul credito al consumo uno strumento utile in quanto anticipa la ricezione di una precisa normativa Ue.
Ma fino a che punto una maggiore trasparenza può servire? «Nessuna norma è veramente efficace se gli utenti non hanno gli strumenti per effettuare scelte informate», ha sottolineato Draghi. E il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa ne ha approfittato per «lodare» PattiChiari, l’iniziativa dell’Abi per spiegare i prodotti bancari alla clientela. Il punto cruciale, quindi, è l’eliminazione delle varie asimmetrie tra banche e clientela piuttosto che le «lenzuolate» di Bersani sulle quali Bankitalia ha avanzato «dubbi su taluni aspetti tecnici» e, soprattutto, lamentando «progressi insufficienti» sulla portabilità dei conti correnti.
Il padrone di casa, il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, ha ovviamente concordato pur rilevando che non possono esser considerati «coerenti con il mercato interventi che interferiscono sulla formazione dei prezzi». Il riferimento ai decreti Bersani non è stato sicuramente casuale.
Il governatore Draghi, poi, ha messo in evidenza altre criticità del sistema. A partire dalla modifica legislativa dei tempi di pagamento degli assegni (7 giorni in media) per arrivare al governo societario delle banche. «Verranno emanate norme specifiche»: le recenti fusioni richiedono una governance di qualità. Un processo dal quale non devono essere escluse le Popolari delle quali va portata a compimento la riforma in quanto «occorre interrogarsi» sui poteri di veto di «esigue minoranze». Le nozze fallite tra PopMilano e Bper hanno probabilmente stimolato questa riflessione.