Draghi sale sul Colle: «A gennaio entro in Bankitalia»

Il neogovernatore in visita dal presidente Ciampi. Rivoluzione in vista a via Nazionale: lascerà anche il braccio destro di Fazio

Gian Battista Bozzo

da Roma

Prime visite, da governatore, di Mario Draghi al Quirinale e in via Nazionale. Draghi ha incontrato ieri mattina Carlo Azeglio Ciampi, e nel pomeriggio il direttore generale, e reggente della Banca d’Italia, Vincenzo Desario. Come ha detto in precedenza a un gruppetto di giornalisti incontrati al centro della capitale, il neogovernatore arriverà a palazzo Koch «in gennaio, dopo aver definito alcune cose». Il primo impegno internazionale è la riunione del G10, alla Banca dei regolamenti internazionali, il 9 gennaio di Basilea, ma Draghi non ha detto se vi parteciperà o no.
La visita di ieri a Desario non è stata soltanto di cortesia. A quanto sembra, il governatore entrante si è informato sulle dimissioni di Francesco Frasca dalla vigilanza, mentre Desario ha riferito a Draghi la decisione di affidare ai consulenti legali della banca l’adeguamento dello Statuto alle nuove norme introdotte dalla legge sul risparmio (mandato a termine per il governatore e gli altri tre componenti del Direttorio, collegialità decisionale, eccetera). Probabilmente si è anche discusso dei tempi per il passaggio delle consegne; e successivamente, Draghi ha fatto una breve visita ai due vicedirettori generali, Pierluigi Ciocca ed Antonio Finocchiaro.
L’organigramma di vertice della banca centrale sarà uno degli impegni immediati del governatore. La prevedibile uscita di Desario comporterà la nomina di un nuovo direttore generale, ed è difficile che Draghi voglia dare un colpo basso alla struttura scegliendo un esterno. Dal punto di vista del «grado» Ciocca e Finocchiaro sono i due naturali candidati. Il primo è uno stimato economista, il secondo è un profondo conoscitore della «macchina» di Bankitalia. Ma anche la squadra dei funzionari generali dovrà essere ampiamente ristrutturata. Ieri sono andati in pensione il segretario generale Cesare Giussani e il ragioniere generale Antonio Soda, e il 2006 vedrà il ritiro di altri importanti funzionari, fra i quali il «braccio destro» di Antonio Fazio, Angelo De Mattia. La Banca d’Italia dell’era Draghi vedrà un mutamento generazionale nelle posizioni di vertice.
In attesa di fare il suo ingresso ufficiale nello studio di palazzo Koch, Draghi si gode il suo «momento magico». L’incontro con Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale è stato cordialissimo, lasciando il campo completamente sgombro dalle supposte polemiche sui diversi candidati alla guida della banca centrale. Alla ripresa dell’attività parlamentare, come dice una nota di Palazzo Chigi, il neogovernatore incontrerà il premier Silvio Berlusconi nella sede del governo. L’apprezzamento per la nomina è stato generale da parte della stampa italiana ma anche da quella internazionale, che non ha mai amato Antonio Fazio. La Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano di Francoforte dove ha sede la Bce, riporta la notizia in prima pagina, e sottolinea la rapidità con cui il governo Berlusconi ha risolto la crisi al vertice della Banca d’Italia.
Il consenso del mondo politico italiano è stato praticamente unanime, con la sola Rifondazione comunista fuori dal coro. Anche il leader leghista Umberto Bossi, che in un primo tempo aveva simpatizzato per Vittorio Grilli, dice che «Draghi è un uomo capace: ci voleva un uomo come lui».
Con sua sorpresa, Draghi è stato persino riconosciuto per strada nei pressi di piazza Venezia, nel centro di Roma, da alcuni passanti che gli hanno fatto gli auguri. Ai giornalisti che l’hanno incontrato, il neogovernatore ha solo confermato il suo arrivo «in gennaio» in via Nazionale, «dopo aver definito alcune cose». Fra queste, il rapporto con la Goldman Sachs. «La nomina a governatore di Draghi è un grande onore per Mario e, di conseguenza, per noi», ha dichiarato un portavoce della banca. Le dimissioni sono attese per i primi giorni di gennaio.