Draghi: "Tasse troppo alte. Pensioni, la riforma è urgente"

Il Governatore della Banca d'Italia lancia un grido d'allarme: &quot;Livello eccessivo del prelievo, la complessità del fisco scoraggia gli investimenti&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=182070">Montezemolo: paese bloccato</a></strong><br />

Roma - «Livello eccessivo del prelievo, variabilità e complessità delle regole fiscali scoraggiano l’investimento in capitale fisico e umano; rendono più onerosa l’osservanza delle norme». Così il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che durante le Considerazioni finali ha rilevato come l’evasione fiscale «resta alta nonostante qualche primo segno di recupero di gettito». Il riordino della finanza pubblica deve contemplare «meno spese correnti, più investimenti, meno tasse» e deve essere continuo. «Abbiamo smesso di accumulare debito - ha detto - non abbiamo iniziato a ridurlo».

Ridurre il debito pubblico Ancora una volta, il governatore della Banca d’Italia lancia l’allarme debito e ne chiede la riduzione: «abbiamo smesso di accumularlo, non abbiamo iniziato a ridurlo». A fine 2006, sono i dati ricordati da Draghi, il debito pubblico aveva raggiunto 1.575 miliardi, quasi 27mila euro per ogni cittadino. L’incidenza sul pil è salita per trent’anni, dal 32% del 1964 al 121% del 1994, poi è scesa di 18 punti dal 1994 al 2004 per poi tornare ad aumentare. «Senza vendite di attività e operazioni di ristrutturazione del passivo, oggi il rapporto tra debito e pil sarebbe circa lo stesso del 1994», dice Draghi. L’accumulo del debito «non ha aiutato l’Italia a crescere. Non ha dato al Paese un’adeguata dotazione di infrastrutture». Un debito elevato, com’è il nostro, «vincola le politiche pubbliche: richiede imposte più alte; riduce le risorse per gli investimenti, la spesa sociale».

Con il rialzo dei tassi di interesse, per quanto molto contenuti, la spesa per interessi tende di nuovo ad aumentare ed «è già pari alla spesa per l’istruzione pubblica, ai due terzi della spesa per sanità». Il tempo per abbattere il debito stringe, se vogliamo farlo prima dell’accentuarsi dell’invecchiamento della popolazione. La scelta, se abbattere il peso del debito nei prossimi 10 anni, prima dell’invecchiamento della popolazione, sta a noi, «accettando però profondi cambiamenti nel sostegno che la società sarà in grado di assicurare ai più deboli», considerando che nel 2005 vi erano 42 ultrasessantenni per ogni 100 cittadini in età da lavoro e che ce ne saranno 53 nel 2020 e 83 nel 2040.

"Bene le fusioni tra le banche" Il governatore esprime il proprio «sincero apprezzamento» per i vertici di quelle banche, Banca Intesa e Sanpaolo e Unicredit e Capitalia, che hanno avviato un processo di consolidamento in Italia. «Il sistema - ha detto Draghi nel corso della sua relazione all’assemblea annuale di via Nazionale - si è avviato con determinazione e coraggio in questo processo. Esprimo un apprezzamento ai presidenti e agli amministratori delegati che hanno accolto» l’invito al consolidamento. «Hanno fatto tutto questo non sospinti da influenze esterne: a loro va il mio sincero apprezzamento». Draghi ha tuttavia constatato che tutte le «grandi operazioni sono state caratterizzate da grande complessità».