Con il drago cinese balla tutta via del Corso

Un uomo tiene sopra la sua testa, con un bastone, una lanterna, simbolo della perla della saggezza ma anche della luna, usandola come «esca» per far uscire un drago celeste dal suo rifugio. L’animale è il più importante dei segni dello zodiaco cinese: ha un corpo molto lungo, scaglie che, dall’oro al rosso acceso, richiamano i colori del tramonto, e più paia di zampe. Anzi, gambe. Quelle dei danzatori che lo animano, facendolo muovere e «volare» nella tradizionale e benaugurante «danza del drago», con cui si festeggia il capodanno cinese. Anche a Roma. Domani, infatti, alle 15, l’uomo con la lanterna uscirà dal Museo del Corso, seguito da un drago in cartapesta e tessuto, con testa ornamentale e corpo lungo 18 metri, composto da piccole sezione snodabili, ognuna delle quali mossa da uno dei venti danzatori e musicisti della cinese Shanxi Dragon-Dance Troupe. Il corteo, mimando il movimento delle onde del mare e quello del vento percorrerà via del Corso fino a raggiungere piazza del Popolo, scelta come teatro dello spettacolo vero e proprio. A ritmare la danza, cimbali, tamburi e gong in un incontro-scontro di suoni, forme, colori e simboli. Il drago rimanda agli altri segni dello zodiaco con tutte le loro caratteristiche. Il giallo è il colore dell’impero e, di conseguenza, del potere, l’oro e l’argento rappresentano la prosperità, il rosso porta fortuna. La danza del drago, collegata all’inizio della primavera del calendario lunare, era anticamente legata ai riti per invocare pioggia, fertilità, longevità e unità familiare. Al di là della sua spettacolarità, la tradizione ha un forte significato culturale: con i suoi movimenti il drago-festone segna i confini di un territorio di armonia, civiltà e, appunto, cultura. La parata rientra nel calendario di eventi che accompagnano la mostra «Capolavori della città proibita», fino al 20 marzo al Museo del Corso.